Mogadiscio,
razzi e bombe. Le truppe etiopi attaccano.
Almeno venti le vittime dei combattimenti:
utilizzati gli elicotteri. "I miliziani delle Corti sono in fuga"
Profanati altri due cadaveri. Molti i civili coinvolti negli scontri. La
situazione umanitaria è gravissima Per le Nazioni Unite da febbraio
ad oggi oltre 57mila persone hanno abbandonato la capitale, 12mila negli
ultimi giorni.
Paolo M. Alfieri
Nuovi durissimi scontri hanno
spezzato ieri a Mogadiscio la relativa calma degli ultimi giorni. L'esercito
etiopico che sostiene il governo di transizione ha infatti lanciato all'alba
un'imponente operazione contro le roccaforti dei miliziani islamici. L'attacco
è stato attuato sia con forze di terra che con l'utilizzo di elicotteri,
che hanno bombardato dall'alto le postazioni dei ribelli, colpendo però
anche numerosi edifici civili.
Si è trattato del primo attacco aereo nella capitale da parte degli
uomini di Addis Abeba. I miliziani, peraltro, hanno opposto agli assalti
una resistenza vigorosa. Le vittime dei combattimenti sarebbero una ventina.
"È un disastro, un vero disastro - ha testimoniato all'agenzia
Misna Ali Mohalim Mohamed, vice-direttore dell'ospedale Medina, una delle
principali strutture sanitarie di Mogadiscio - Siamo stati costretti a
mettere sul tetto la bandiera della Croce Rossa nella speranza che la
struttura non venga colpita. Si combatte dovunque e tre elicotteri stanno
girando da questa mattina sulle nostre teste aprendo il fuoco in vari
punti della città". Almeno un centinaio i feriti, soprattutto
civili. "Le strade sono bloccate e la gente resta chiusa in casa
sperando che qualche razzo o colpo di mortaio non centri la propria abitazione.
Alcuni sono venuti a rifugiarsi nel cortile dell'ospedale", ha riferito
ancora il medico.
Almeno sette militari etiopici sono deceduti negli scontri. I cadaveri
di due soldati sono tra l'altro stati profanati dalla folla, replay di
una scena verificatasi a Mogadiscio già una settimana fa, quando
per due giorni si confrontarono esercito e miliziani. Alle violenze era
poi seguito un accordo tra le forze etiopi e uno dei principali clan di
Mogadiscio, gli Hawiye. I miliziani legati alle Corti islamiche avevano
però continuato a rilanciare contro gli "invasori" di
Addis Abeba dichiarazioni di fuoco, seguite dall'abbattimento di un velivolo
nei pressi dell'aeroporto della capitale.
Alle operazioni militari di ieri avrebbero preso parte non meno di 2.500
soldati etiopici e un centinaio di mezzi blindati. Una manifestazione
di forza imponente, ma necessaria, secondo Addis Abeba, per fiaccare la
resistenza dei ribelli, in particolare nell'area di Ramadan, a nord di
Mogadiscio, e, più a sud, nella zona Iveco. Quest'ultima sarebbe
ormai stata "ripulita", con i miliziani datisi alla fuga.
Eventualità da chiarire è se le operazioni siano state lanciate
con il consenso dei clan, visto che oltre all'accordo con gli etiopici,
gli Hawiye avevano siglato un'analoga intesa di "non belligeranza"
anche con i soldati dell'Amisom, la missione dell'Unione africana composta
da truppe ugandesi dispiegata poche settimane fa in Somalia. Fortemente
a rischio, stante l'anarchia attuale, è lo svolgimento della conferenza
di riconciliazione nazionale - la cui apertura è prevista per il
16 aprile - , alla quale dovrebbero partecipare tremila delegati dei vari
clan.
La situazione della sicurezza resta molto grave in tutto il Paese. Gli
ultimi dati forniti dalle Nazioni Unite puntualizzano che da febbraio
ad oggi oltre 57mila persone hanno abbandonato la capitale Mogadiscio,
12mila delle quali soltanto nell'ultima settimana.
Avvenire 30/03/07
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