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soffiata, poi i pedinamenti. Per gli 007 un anno di "attesa"
I servizi captano l'ordine
ai kamikaze di "agire". E 48 ore dopo scatta il blitz. Decisivo
l'arresto in Pakistan di sette uomini la scorsa settimana.
Paolo M. Alfieri
Erano diventati le loro ombre.
Sapevano in quali negozi acquistavano e cosa, quali siti Internet visitavano
e per quanto tempo, chi incontravano e perché. Ascoltavano le loro
telefonate e ne registravano le conversazioni. Li tampinavano al supermercato,
dal barbiere, in tintoria. E in banca, soprattutto in banca, dove monitoravano
quei movimenti troppo ingenti, troppo sospetti, verso i loro conti. Era
iniziata come un'indagine dell'Mi-5, si è trasformata con il passare
dei mesi in un'inchiesta che ha coinvolto centinaia di agenti in tre continenti.
Mobilitati per un unico, cruciale obiettivo: sventare quello che sarebbe
diventato, nelle intenzioni degli organizzatori, il più micidiale
attentato terroristico della storia.
Inizia tutto con una soffiata, secondo una ricostruzione confermata da
diverse fonti. Il 7 luglio del 2005, il giorno delle stragi nella metropolitana
di Londra, le autorità britanniche ricevono una telefonata da un
islamico, che riferisce delle attività sospette di alcuni individui.
I servizi segreti muovono le loro pedine. Cercano riscontri, intercettano
comunicazioni, ricostruiscono legami e pezzi di vita.
A dicembre si unisce alle ricerche anche Scotland Yard. È forte
il sentore che sia in preparazione qualcosa di grosso, ma gli investigatori
faticano a individuare i dettagli fondamentali dell'azione. Si sa che
il gruppo (una cinquantina di persone tra "titolari" e complici)
ha forti contatti all'estero. Alcuni sospetti si recano spesso in Pakistan,
il Pakistan già meta anche dei "bomber" del 7 luglio.
Ricevono istruzioni, supporto logistico, soldi. I leader tengono i contatti
con l'Afghanistan, dove vengono tirate le fila del piano.
Secondo alcune fonti, il gruppo è diviso in tre cellule distinte,
ognuna delle quali non è a conoscenza dei compiti assegnati alle
altre. Solo l'obiettivo finale, la strage sui cieli dell'Atlantico, e
le modalità con cui attuarla (imbarcarsi con un liquido esplosivo
e dispositivi idonei alla detonazione) sarebbero stati condivisi da tutti
i membri dell'attacco. Dettagli che gli investigatori individuano non
più di tre settimane fa, quando il quadro dell'attentato comincia
ad assumere i suoi contorni agghiaccianti.
Un agente britannico, nel frattempo, è riuscito a infiltrarsi sotto
copertura in una delle tre cellule. Dall'interno può fornire informazioni
sempre più preziose, sempre più fondamentali. A migliaia
di chilometri di distanza, nel frattempo, i servizi segreti pachistani
stringono il cerchio attorno ad alcune persone. Gli arresti scattano poco
più di una settimana fa: vengono fermati cinque militanti islamici
locali e due cittadini britannici di origine pachistana. Sono questi ultimi,
bloccati a Karachi e a Lahore, a parlare. Confermano, molto probabilmente,
che il piano è ormai in fase di preparazione "avanzata",
ma è il "quando" che resta sconosciuto e nessuno immagina,
in quel momento, che la realizzazione sia poi così imminente.
Fino a quando viene intercettato un messaggio, ancora dal Pakistan. Un
messaggio criptato, che impegna a lungo gli esperti dell'MI5 e dell'intelligence
Usa. Quando l'ordine viene decifrato, l'allerta diventa massima: "Attaccate
ora", chiede la mente del piano. I servizi segreti e la polizia richiamano
in fretta e furia diversi funzionari dalle ferie. Tony Blair è
alle Barbados, ma è tenuto "costantemente aggiornato".
Andy Hayman, dirigente di Scotland Yard, si scapicolla a Londra mercoledì
dalla Spagna con un volo low-cost EasyJet.
I briefing si susseguono uno dopo l'altro. E anche gli americani, decisi
fino a poche settimane fa ad aspettare ancora, in modo da individuare
i "pesci grossi", si convincono della necessità di agire
in fretta. Quarantottore ore dopo la decodificazione dell'ordine, a Downing
Street il "Comitato Cobra" dà il via all'operazione.
Londra, Birmingham, High Wycombe. Finiscono in manette in 24. Non saranno
i "pesci grossi". Ma era cruciale che nella rete ci finissero
lo stesso.
Avvenire 12/08/06
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