Svezia,
libero il killer di Anna Lindh
Paolo M. Alfieri
Stoccolma - Fu un atto impulsivo
dettato da un grave disordine mentale a spingere Mijailo Mijailovic, 26
anni, ad accoltellare a morte il ministro degli Esteri svedese Anna Lindh
lo scorso 11 settembre. La Svezia è da ieri sotto choc per la
decisione della Corte d'appello di Stoccolma di ribaltare la sentenza
di primo grado emessa a marzo. Sentenza che prevedeva il carcere a
vita per l'assassino di una delle figure di primo piano nel panorama politico
del Paese.
La scorsa settimana i giudici avevano ascoltato il parere di due equipe
di psichiatri. Il profilo mentale di Mijalovic, secondo gli esperti,
è quello di "una persona traumatizzata con problemi psichiatrici
significativi". Una persona che necessita dunque di cure all'interno
di un istituto di riabilitazione. Un identikit che stride con le prime
perizie alle quali era stato sottoposto l'assassino, giudicato in
un primo momento capace di intendere e di volere.
Davanti alla Corte d'appello l'avvocato di Mijailovic ha insistito sul
fatto che l'attacco alla Lindh non fosse premeditato. La pubblica accusa
aveva invece sostenuto con forza che Mijailovic avrebbe seguito per
parecchi minuti la Lindh all'interno del centro commerciale della capitale
in cui avvenne l'assassinio, e che l'aggressione sarebbe stata pianificata
in anticipo.
Il pubblico ministero avrà ora tempo fino al 5 agosto per impugnare
la decisione davanti alla Corte suprema. La morte di Anna Lindh, che si
trovava senza scorta per una consuetudine abbastanza diffusa tra i politici
svedesi, aveva riportato il Paese indietro di 17 anni, quando per mano
di un assassino rimasto senza nome era rimasto ucciso il primo ministro
dell'epoca Olaf Palme.
Avvenire 09/07/04
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