«A
New Orlelans le vittime sono centinaia»
La crescita del livello dell'acqua
sembra si sia arrestata, nonostante il crollo di un altro argine. La città
è deserta: restano gli "sciacalli". Secondo le autorità
ci vorranno quattro mesi prima che decine di migliaia di abitanti possano
tornare. Oltre 1.200 le persone salvate. Il sindaco ammette: "Non
contiamo più i cadaveri, gli sforzi vanno concentrati sui sopravvissuti".
Nel Mississippi altri 125 morti
Paolo M. Alfieri
È una avvilente agonia
quella di New Orleans, è un abbandonarsi lento ma inesorabile all'abbraccio
luttuoso delle acque che tutto sommergono e tutto distruggono. I salvati,
scampati alla furia di Katrina, l'uragano che tre giorni fa ha devastato
Louisiana, Mississippi e Alabama, aspettano ora di sapere quanti brandelli
della propria vita sono sopravvissuti al vento, alle piogge e alle inondazioni.
C'è gente che ha perso tutto. Case, negozi, parenti. Sono 30 gli
edifici crollati solo nel vecchio centro di New Orleans, migliaia le abitazioni
le cui fondamenta stanno marcendo, tantissimi i cadaveri che galleggiano
su strade trasformatesi in sconfinati canali di morte.
Ieri ha ceduto anche un altro degli argini edificati per difendere una
città costruita troppo ottimisticamente al di sotto del livello
del mare. Così anche quei quartieri che si erano finora salvati
dall'allagamento si trovano ora sotto tre metri d'acqua. Durante la giornata
il livello del flusso è sembrato a un certo punto stabilizzarsi,
ma è troppo presto per mostrarsi fiduciosi.
Il cielo della città è tutto un vorticare di elicotteri
della Guardia nazionale, della Guardia costiera, della Protezione civile.
Si soccorrono coloro che ancora aspettano, ai piani alti degli edifici,
di sfuggire alla morte. Erano già 1.200, fino a ieri, le persone
strappate alle acque in questo modo. Si scaricano migliaia di sacchetti
di sabbia per attutire le falle nelle barriere protettive che hanno ceduto,
ma è un palliativo che non lenisce il flusso dell'inondazione.
In lontananza spuntano anche bagliori d'incendio. Capannoni, depositi,
strutture che erano scampate alle acque cedono ora alle fiamme, divampate
probabilmente per delle fughe di gas.
Due milioni di persone sono ancora prive di acqua potabile e di collegamenti
telefonici, le connessioni stradali sono impossibili e comunque sconsigliate.
Il rischio di epidemie è altissimo, l'elettricità un miraggio.
Per mantenere in funzione le apparecchiature salva vita dei pazienti più
gravi, il Tulane University Hospital è dovuto ricorrere a generatori
portatili alimentati con la benzina travasata dalle automobili dei dipendenti.
È il disordine a regnare ormai in gran parte della città.
La Guardia nazionale è stata dispiegata nel Quartiere francese,
quello degli alberghi turistici e dei caffè all'aperto, simbolo
e vanto della New Orleans troppo "facile", per porre un freno
alle razzie degli sciacalli, ma quelli che inizialmente erano solo episodi
marginali si sono trasformati col passare delle ore in razzie di massa.
Centinaia di persone attraversano le (poche) aree praticabili della città
con carretti e grandi sacchi di plastica arraffando gioielli, vestiti,
televisori, ogni bene possibile dai negozi spalancati dalla furia del
vento.
A presidiare alcune zone sono anche cittadini armati, e non mancano commercianti
seduti, fucili in mano, davanti ai loro negozi. Uno di essi ha affisso
un cartello, "You loot, I shoot", "Tu saccheggi, io sparo",
che rende meglio di ogni dichiarazione ufficiale il clima d'anarchia che
prevale su questa immensa distesa d'acqua.
Ci vorranno settimane prima che la situazione torni alla normalità,
tre, forse quattro mesi prima che i residenti possano ritornare nelle
proprie case, secondo quanto ha dichiarato il sindaco, Ray Nagin. L'80%
dei 500mila abitanti aveva abbandonato New Orleans prima dell'arrivo di
Katrina, ma come si farà a tenerli lontani così a lungo?
E dove andranno tutti quelli che invece hanno affrontato l'uragano restando
in città?
Per ora si sa solo che i 26 mila che si erano rifugiati nel Superdome,
l'enorme stadio di football dei Saints, verranno trasferiti nell'arena
dell'Astrodome a Houston, dopo che le condizioni di vita nel complesso
sportivo cittadino sono diventate drammatiche. A Baton Rouge, 120 Km da
New Orleans, sono stati evacuati anche più di 7mila detenuti da
un centro penitenziario.
Le operazioni di soccorso per gli Stati colpiti sono coordinate dal Pentagono
con un centro operativo a Camp Shelby, nel Mississippi, mentre la marina
militare ha disposto l'invio di tre navi verso le coste del Golfo del
Messico con acqua e rifornimenti per i sopravvissuti. George W. Bush,
che ha ricevuto un messaggio di solidarietà dal presidente italiano
Carlo Azeglio Ciampi, visiterà in settimana le aree disastrate.
Impossibile stimare il numero delle vittime di questa tre giorni di distruzione.
Le autorità della Louisiana ammettono di non aver nemmeno cominciato
a contare i cadaveri. "L'ultima volta che ho visto Philip si teneva
a galla stretto al tronco di un albero", racconta Cherrenonda Lee,
44 anni, che ricorda la furia dell'acqua trascinare via suo marito. "Lui
è un nuotatore, ma batteva la testa dappertutto - continua - Dov'è
che si riconoscono i corpi?".
Ovvio, pero', che in situazioni come queste si pensi prima di tutto a
chi, invece, ce l'ha fatta. Come Karolyn Bell, che stringendo al petto
il suo bimbo di appena 4 giorni, è riuscita a mettersi in salvo
tra devastanti raffiche di vento.
In Mississippi, per ora, i morti sono 125, ma è quella che viene
definita una "stima minimale". A New Orleans il sindaco parla
di "centinaia, forse migliaia di vittime", un bilancio che rende
in tutta la sua drammaticità la dimensione di una tragedia epocale.
Avvenire 01/09/05
|
 |
|