L'uragano Katrina fa tremare New Orleans

Venti a 200 chilometri orari, danni in Louisiana e Mississippi: tre vittime. È allarme alluvioni. Alcuni degli argini che poteggono i quartieri della città hanno ceduto in diversi punti alla pressione delle inondazioni. Bush ha dichiarato i due Stati colpiti "aree disastrate".

Paolo M. Alfieri

Quando alle nove di ieri mattina (le 16 in Italia) Katrina ha soffiato via alcuni lastroni di metallo dal tetto del Superdome, il tempio del football assurto a rifugio bunker per 26mila persone, New Orleans si era già trasformata da alcune ore in una città fantasma, abbandonata a se stessa dal suo mezzo milione di abitanti.
Al "rendez-vous" con l'uragano più devastante mai abbattutosi sulla costa che si affaccia sul Golfo del Messico, si sono presentate soltanto quelle poche migliaia di persone impossibilitate a lasciare la città perché troppo povere o perché, a un certo punto, non era rimasto nessun mezzo a disposizione con cui partire.
Katrina si era fatto precedere da un cielo nerissimo e piogge torrenziali. Tre ore prima del suo ingresso in città, quando ormai aveva raggiunto la foce del Mississippi con venti che soffiavano a 230 chilometri orari, New Orleans era già piombata letteralmente nel buio. Al Superdome sono entrati in funzione i generatori, che fornivano pero' solo luci a bassa intensità e non erano in grado di far funzionare i condizionatori d'aria. Un fremito ha attraversato l'edificio ("il più sicuro della città", secondo le autorità), quando la pioggia ha cominciato a entrare dal tetto lievemente scoperchiato. Gli uomini della Guardia nazionale hanno provveduto così a spostare decine di persone in altri settori dell'arena, fortunatamente senza che si diffondesse il panico nella struttura.
Lungo la sua corsa, Katrina aveva già divelto tetti e sradicato alberi, mentre ora veri e propri muri d'acqua si rovesciavano dai grattacieli cittadini a mo' di cascate incessanti. Eppure lo scenario prospettato nei giorni scorsi dagli esperti si è rivelato ben presto meno apocalittico del previsto. Un'ora dopo il suo passaggio sul Superdome, mentre si dirigeva a Nord verso l'Alabama, il National Hurricane Center di Miami aveva già declassato l'uragano Katrina alla categoria 3 su una scala di 5 (scenderà in seguito addirittura al livello 2), e rilevato che la forza dei venti era calata di un terzo, fino a stabilizzarsi sui 200 chilometri orari. Sufficienti, comunque, a spazzare via le finestre degli alberghi del Quartiere francese o a farsi beffe delle assi di legno inchiodate alla svelta sui cardini prima della grande fuga.
A quel punto, però, è stato chiaro che il pericolo maggiore per "The Big Easy", la città "troppo facile" del jazz e dei festaioli, veniva dal basso, dal suo essere costruita per gran parte al di sotto del livello del mare. Il sindaco, Ray Nagin, confermava alla Nbc che "inondazioni significative" stavano attraversando interi quartieri e che le autorità erano pronte ad affrontare "danni catastrofici", provocati dal cedimento degli argini in diversi punti della città. Si teme, infatti, che Katrina possa lasciare senza tetto fino a un milione di persone e trasformare una delle città più ricche di fascino d'America in un ammasso di rifiuti e detriti.
Impossibile, al momento, fare una valutazione precisa, ma le compagnie assicurative hanno già stimato in 30 miliardi di dollari i costi potenziali dell'allagamento, una cifra che proietta Katrina al secondo posto nella classifica degli uragani più "costosi" della storia americana, alle spalle del solo Andrew, che nel 1992 si abbatté sulla stessa Louisiana e sulla Florida. Ai costi andranno poi aggiunti quelli causati dall'aumento del prezzo dell'oro nero, dovuto alla chiusura delle 21 piattaforme petrolifere del Golfo del Messico, che assicurano circa un quarto dell'intera produzione americana. Il presidente George W. Bush (che aveva esortato personalmente all'evacuazione con un discorso in Tv) ha proclamato "aree disastrate" sia la Louisiana che il Mississippi, un provvedimento che permetterà lo stanziamento di fondi federali per far fronte alla ricostruzione.
Molto meglio del previsto è andata, di certo, sul fronte delle perdite umane. Tre le vittime, tutte anziane, morte durante l'evacuazione. Stavano cercando di raggiungere in autobus la chiesa di Baton Rouge prima che Katrina arrivasse in città: il primo è morto durante il trasporto, il secondo appena giunto nell'edificio, l'ultimo dopo un ricovero d'urgenza in ospedale. A un centinaio di chilometri a Sud di Houston, invece, la Guardia costiera ha messo in salvo tredici surfisti che erano intenzionati a cavalcare le onde provocate dall'uragano e che non riuscivano più a tornare a riva a causa dei venti, fortissimi anche sulla costa del Texas.
Stanno bene anche i sei turisti italiani bloccati da due giorni all'aeroporto di New Orleans. Si tratta di tre coppie di Caserta, Livorno e Milano, che hanno dovuto affrontare all'interno dello scalo i disagi dell'uragano, in attesa che l'attività aerea venga ripristinata regolarmente.

Avvenire 30/08/05

 



 

 

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