| Crollano
gli argini, New Orleans sott'acqua
Quarantamila le case allagate
nella sola Louisiana, centinaia le persone messe in salvo dall'intervento
delle squadre di soccorso. Misure ferree per contrastare gli episodi di
sciacallaggio. Drammatiche le condizioni nel Superdome, lo stadio dove
hanno trovato rifugio in ventiseimila: un suicidio. Il presidente George
W. Bush anticipa il rientro a Washington per fronteggiare l'emergenza
Paolo M. Alfieri
Il giorno dopo New Orleans è
una sconfinata distesa d'acqua, con i tetti delle case che affiorano desolanti
qua e là, unico segnale di presenza umana che ha resistito, a fatica,
al carico distruttivo di Katrina, l'uragano più potente mai abbattutosi
sul Golfo del Messico. Declassato ormai a tempesta tropicale, con venti
che sono passati dai 230 chilometri orari di due giorni fa ai 100 di ieri,
Katrina ha ormai lasciato Louisiana e Mississippi dirigendosi verso Nord-Est,
e dopo l'Alabama punta ora sull'Ohio.
Alle sue spalle si è lasciato decine di vittime e danni per almeno
30 miliardi di dollari, con scene di devastazione inedite anche per un
Paese abituato a confrontarsi con la forza annientatrice della natura.
"È stata l'esperienza più sconvolgente della mia vita
- ha raccontato Franco Valobra, italiano residente a New Orleans - La
potenza del vento è stata incredibile, alcuni palazzi sono stati
distrutti come se ci fosse stata un'esplosione".
New Orleans, la più suadente, forse la meno americana tra le città
degli States, galleggia sulle sue stesse rovine, costruita com'è
per gran parte al di sotto del livello del mare. La rottura degli argini
del lago Pontchartrain, sul quale si affaccia la città, ha aggravato
se possibile ancor di più una situazione già precaria, provocando
il riversamento di un'ulteriore grande massa d'acqua per le strade del
centro. L'80% del territorio è ormai allagato, e in alcuni punti
la città è sotto sei metri d'acqua.
Nella sola Louisiana sono 40mila le case inondate e centinaia coloro che,
rifugiatisi ai piani alti degli edifici, aspettano soccorsi che faticano
ad arrivare. Mancano l'energia elettrica e servizi essenziali, e anche
al Superdome, l'immenso stadio di football dove hanno trovato rifugio
26mila persone, in gran parte indigenti, le condizioni di vita sono disastrose.
Bagni intasati, contenitori della spazzatura traboccanti, mancanza d'aria
condizionata, mentre l'esterno della struttura è circondato da
un metro d'acqua. Secondo una Tv locale uno dei rifugiati si sarebbe addirittura
suicidato nello stadio, per cause ignote, lanciandosi da una delle tribune.
Il governatore della Louisiana, Kathleen Blanco, ha invitato gli evacuati
(l'80% dei 500mila abitanti di New Orleans aveva abbandonato la città)
a non fare ritorno nelle proprie case perché la situazione resta
ancora troppo pericolosa. Ad approfittarne, pero', sono gli sciacalli,
quelli che in tragedie come questa non mancano mai, quelli che si sono
lanciati a razziare proprietà incustodite e spalancate dalla furia
del vento. Per frenare questi episodi le autorità hanno ordinato,
adottando un linguaggio militare, "strettissime regole d'ingaggio".
La Guardia nazionale interviene a mano a mano che le condizioni lo consentono,
rimuovendo detriti e macerie, ammassando alberi sradicati, recuperando
i sopravvissuti, 700 i salvati a New Orleans, mentre sono oltre 100mila
i senzatetto.
Ci si era illusi, quando Katrina aveva virato all'ultimo momento verso
Est evitando così di abbattersi con tutta la sua furia sulla terraferma,
che i danni fossero stati relativamente limitati. Il numero delle vittime,
pero', è salito poco a poco, quando, passato il peggio, gli elicotteri
delle squadre di soccorso hanno potuto constatare l'entità reale
del disastro.
Nel solo Mississippi, i morti sarebbero almeno una ottantina, la maggior
parte dovuti al crollo di un edificio a Biloxi (un portavoce del municipio
ha ipotizzato pero' che le vittime totali potrebbero essere più
di 200), altre 14 persone erano decedute nei giorni scorsi in Florida
e Louisiana, in due hanno perso la vita nel Superdome, altri due in Alabama
e uno in Georgia, ma il bilancio è destinato a farsi più
pesante. Solo l'intervento degli elicotteri ha salvato, invece, una novantina
di pazienti di un ospedale di New Orleans, minacciato dall'innalzamento
del livello delle acque.
Il presidente George W. Bush ha dichiarato due giorni fa lo stato d'emergenza,
ma sta ancora valutando se autorizzare il ricorso alle riserve petrolifere
strategiche per far fronte alla riduzione delle capacità di raffinazione
degli impianti lungo la costa del Golfo. Bush rientrerà a Washington
già oggi, due giorni prima del previsto, per partecipare agli sforzi
necessari a contrastare l'impatto di Katrina.
Avvenire 31/08/05
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