Sacerdote caldeo rapito a Baghdad

Padre Saad Sirop è stato sequestrato nel quartiere di Doura: è il secondo in un mese. Appello del Patriarcato per la liberazione del religioso: "Va rilasciato al più presto possibile". Rafforzate le misure di sicurezza in vista del pellegrinaggio dell'Ashura.

di Paolo M. Alfieri

"L'hanno portato via la sera del 15, subito dopo la Messa dedicata all'Assunzione. Da allora non abbiamo avuto più notizie di lui". Dall'Iraq una fonte cattolica conferma così ad Avvenire il rapimento di padre Saad Sirop Hanna, sacerdote cattolico di rito caldeo sequestrato il giorno di Ferragosto nel quartiere di Doura, a Baghdad.
"Sappiamo che è stato avvicinato da due uomini armati, che lo hanno costretto con la forza a salire su un'automobile", ha aggiunto la fonte. Secondo quanto ha riferito AsiaNews, una persona che si trovava in quel momento con il religioso è stata liberata subito. Sarebbe stato poi ritrovato dalle forze dell'ordine il mezzo con il quale è stato effettuato il sequestro, ma dei rapitori non c'è ancora traccia. "Stiamo facendo il possibile perché padre Sirop possa tornare al più presto tra noi - sottolinea la fonte - Nel frattempo continuiamo a pregare sia per lui che per i sequestratori: è importante che sappiano che noi vogliamo vivere in armonia e serenità con tutti, quindi anche con loro".
Dai microfoni di Radio Vaticana i rappresentanti del Patriarcato caldeo di Baghdad hanno lanciato un appello per la liberazione del sacerdote. "Dico ai rapitori: questo rapimento non serve a nessuno - ha sottolineato monsignor Philippe Najem, procuratore del Patriarcato presso la Santa Sede - Noi dobbiamo cercare di essere ancora uniti, di servire la nostra patria, di servire il nostro popolo: il sacerdote va rilasciato al più presto possibile".
Monsignor Najem ha riferito che il patriarca Emmanuel Delly "ha avuto un incontro molto importante con il primo ministro iracheno al-Maliki e tutti stanno cercando di risolvere questa situazione"
Padre Syrop, ha ricordato AsiaNews, è responsabile della sezione teologica del Babel College, l'unica facoltà di studi religiosi cristiani in Iraq. "Un uomo impegnato per la pace", così lo descrive la fonte.
Appena un mese fa era stato rapito nella capitale irachena un altro sacerdote, padre Raad Kashan. Venne rilasciato dopo 24 ore, dopo essere stato malmenato dai suoi sequestratori. Diversi osservatori ritengono che, al di là del fattore economico legato al conseguimento di un riscatto, il rapimento dei sacerdoti in Iraq nasconda anche un altro intento: intimorire la comunità cristiana, che negli ultimi tre anni si è già ridotta notevolmente di numero. Una diminuzione dovuta soprattutto all'emigrazione verso altri Paesi o altre regioni dello stesso Iraq - soprattutto del Nord - dove ci sono meno problemi legati alla sicurezza.
Sicurezza che ieri è stata notevolmente rafforzata a Baghdad, in vista della ricorrenza sciita dell'Ashura. Lo scorso anno, proprio durante l'Ashura, oltre un migliaio di persone morì nella calca creatasi in seguito a un allarme bomba, poi risultato falso.
In città sono già arrivate decine di migliaia di pellegrini, e si teme che la guerriglia sunnita organizzi nell'occasione nuovi sanguinosi attentati. Già nella serata di ieri, sette pellegrini sono stati assassinati a colpi di arma da fuoco mentre stavano attraversando il quartiere meridionale di al-Adel, abitato in maggioranza da sunniti. L'agguato è avvenuto poco l'esplosione di un'autobomba davanti a una moschea, che ha provocato un morto e quattro feriti.
Da ieri sera e fino a lunedì mattina non sarà consentita la circolazione delle automobili in undici distretti cittadini, in modo da scongiurare il pericolo di altri agguati con mezzi imbottiti di esplosivo.
Proseguono, peraltro, gli arresti di sospetti terroristi. Cinque egiziani e un iracheno sono stati fermati nella capitale: la polizia ritiene che abbiano legami con organizzazioni estremiste.
Le violenze, però, non accennano a fermarsi. Una serie di attentati nella provincia di Baquba ha provocato ieri due morti e sette feriti. A Baghdad è stato inoltre sequestrato un giornalista iracheno, Abdul-Jabbar al-Tamimi, redattore del giornale al-Akhaa, vicino al partito della minoranza turcomanna. A Maqdadiya, invece, l'attacco di un kamikaze donna (evento abbastanza raro in Iraq), ha causato la morte di sette civili.

Avvenire 19/08/06


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