Nucleare,
la minaccia di Powell: "Sanzioni a Teheran"
"Il Consiglio di sicurezza dell'Onu si pronunci sul programma atomico".
Ma il governo iraniano replica: "Solo energia ad uso civile. L'Occidente
si occupi di Gerusalemme".
di Paolo M. Alfieri
"Il tempo è scaduto". La minaccia, quantomai chiara ed
esplicita, è arrivata ieri dal segretario di Stato americano, Colin
Powell. "Il governo iraniano sta sviluppando un programma che punta
alla bomba atomica. Ed è arrivato il momento di far affrontare
la questione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite".
Il riferimento è alla necessità di imporre sanzioni economiche
e diplomatiche nei confronti dell'Iran, da tempo inserito nel novero dei
Paesi dell'Asse del male dal presidente Usa George W. Bush.
Powell, di ritorno negli Stati Uniti dopo un viaggio a Panama, ha sottolineato
che tra dieci giorni interverrà all'assemblea in programma dei
vertici dell'Aiea (l'agenzia internazionale per l'energia atomica), chiedendo
direttamente ai funzionari dell'agenzia la trasmissione del dossier
Iran al Consiglio.
Le dichiarazioni del segretario di Stato, considerato da sempre la "colomba"
dell'amministrazione Bush, hanno fatto seguito a un rapporto riservato
dell'Aiea, dal quale risulta che Teheran ha comunicato alla stessa
agenzia di voler procedere a una serie di test in un impianto per l'arricchimento
dell'uranio.
Il dossier sarà ora scandagliato dai funzionari del Dipartimento
di Stato americano e Powell ha annunciato che discuterà la questione
con rappresentanti britannici, francesi e tedeschi.
Eppure lo stesso Powell sa che la battaglia americana per un intervento
sanzionatorio nei confronti di Teheran sarà lunga e difficile.
"Ci sono un gran numero di Paesi che sono pronti a replicare che
è troppo presto. Noi invece siamo convinti che ci siano abbastanza
prove per agire subito, ma ovviamente dobbiamo ascoltare i pareri di tutti".
Il riferimento è a quei governi, soprattutto europei, che, pur
seguendo con preoccupazione i progressi iraniani nel campo del nucleare,
sono restii allo scontro a muso duro contro Teheran.
Da parte sua il governo iraniano insiste che unico scopo del suo programma
atomico è la produzione di energia elettrica per uso civile
e nega di aver condotto l'arricchimento di uranio su livelli tali da essere
utilizzato nella progettazione di armi di distruzione di massa.
Teheran ha poi ribadito che le accuse mosse da Washington contengono una
motivazione prevalentemente politica. E si è anzi spinta ad accusare
a sua volta il governo israeliano.
"Comprendiamo le preoccupazioni dell'Occidente sull'uso della tecnologia
nucleare- ha detto Manouchehr Mottaki, a capo del Comitato di sicurezza
nazionale - ma, proprio per questo, siamo preoccupati delle attività
di Israele in questo settore".
Israele ha sempre evitato di riferire riguardo al suo programma nucleare,
ma numerosi esperti internazionali credono che il governo Sharon abbia
favorito la produzione di almeno duecento testate atomiche.
Avvenire 03/09/04
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