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Indonesia
e Sri Lanka: la pace corre a binario alternato
Sud-Est asiatico: successi e fallimenti nelle lotte indipendentiste
Paolo M. Alfieri
Sono stati due tra i Paesi più
colpiti dallo tsunami che ha investito il Sud-est asiatico. Decine di
migliaia di vittime, danni per miliardi di dollari, economie allo stremo.
Eppure l'urto devastante dell'onda aveva avuto quantomeno la positiva
conseguenza di spegnere - almeno per un periodo - i focolai di guerriglia
che per anni avevano insanguinato sia la provincia indonesiana di Aceh
che la regione nord-orientale dello Sri Lanka.
Quattordici mesi dopo, quei binari di speranza paralleli che sembravano
accomunare i due Paesi hanno preso direzioni molto diverse. Se a Giacarta
si guarda infatti ormai con piena fiducia alla tenuta degli accordi di
pace con i separatisti di Aceh, a Colombo, invece, crescono le tensioni
con i guerriglieri indipendentisti delle Tigri per la liberazione della
patria Tamil (Ltte).
I due conflitti, sebbene caratterizzati entrambi dalla richiesta di un'ampia
autonomia da parte dei "ribelli", hanno naturalmente origini
e motivazioni profondamente differenti. Eppure è difficile capire
perché ciò che ha funzionato nel post-tsunami indonesiano
sembra essere miseramente fallito nello Sri Lanka.
All'indomani della tragedia, in entrambe le regioni colpite l'impegno
principale fu quello di mettere da parte la tradizionale diffidenza e
i rancori figli di guerre ormai "storiche" (ad Aceh si combatteva
dal 1976, i Tamil sono in lotta dal 1983). La necessità di prestare
soccorso alle vittime del maremoto, unita all'afflusso considerevole di
aiuti economici da parte della comunità internazionale, aveva fatto
intravedere la possibilità di una tregua, non solo temporanea,
in favore di una ricostruzione della quale avrebbero beneficiato centinaia
di migliaia di persone.
E proprio il processo di ricostruzione, invece, sembra sia stato il primo
nodo del nuovo contendere tra i rappresentanti Tamil e il governo di Colombo.
Le Tigri (che per Paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna restano un'"organizzazione
terroristica") hanno infatti denunciato a più riprese una
minore concentrazione dei fondi proprio nella loro regione, la più
colpita dallo tsunami, tanto che si ritiene che l'onda mortale abbia fatto
una vera e propria strage tra le fila dei guerriglieri. Le autorità
dello Sri Lanka si sono invece limitate a evidenziare la volontà
dei Tamil di gestire in proprio il business degli aiuti in modo da trarne
benefici economici a scapito della popolazione.
Le accuse reciproche si sono tradotte così in una escalation di
violenza che sta facendo traballare pericolosamente il cessate il fuoco
siglato nel 2002 con la mediazione della Norvegia. Il primo segnale negativo
in questo senso è stata l'uccisione, nell'agosto dello scorso anno,
del ministro degli Esteri, Lakshman Kadirgamar, raggiunto da colpi di
arma da fuoco sparatigli da alcuni cecchini mentre si trovava nella sua
residenza a Colombo. Un attentato altamente simbolico visto che Kadirgamar,
nonostante fosse di etnia Tamil, era da tempo uno dei più strenui
avversari delle Tigri.
L'elemento successivo è stata l'elezione alla presidenza, lo scorso
novembre, di Mahinda Rajapakse - che ha battuto Ranil Wikremasinghe, uno
tra i principali protagonisti degli accordi di pace del 2002 - , assolutamente
restìo a concessioni di sorta a favore degli indipendentisti.
C'è inoltre chi ha ipotizzato l'eventualità che il governo
si sia inserito nello scontro tutto interno alle due fazioni Tamil, quella
del Nord e quella dell'Est, fingendo di appoggiare la prima per fiaccarle,
in un secondo momento, entrambe.
Quel che è certo, comunque, è che nelle ultime settimane
gli attentati e gli agguati si sono susseguiti senza sosta provocando
75 vittime, in uno stillicidio che ricorda troppo da vicino la drammatica
guerra civile che ha devastato per anni il Paese. Anche la sacralità
della Messa natalizia è stata violata dall'agguato ad un parlamentare
vicino alle Tigri Tamil, Joseph Pararajasingham, impegnato a favore dei
diritti delle minoranze. Le Tigri hanno immediatamente accusato il governo,
il quale ha invece sostenuto che i ribelli avrebbero orchestrato l'assassinio
nel "disperato tentativo di volgere l'attenzione pubblica altrove,
creare confusione e disordine mentre si astengono dal confronto politico".
All'inizio di gennaio, poi, una massiccia operazione di sicurezza lanciata
a Colombo e mirata a stanare sostenitori delle Tigri e miliziani ha portato
all'arresto di oltre 900 persone, ultimo atto di una situazione ormai
prossima al collasso.
Tutt'altro orizzonte invece quello che si staglia per l'Indonesia, dove
i ribelli del Gam (Movimento per l'Aceh libero) hanno completato a fine
dicembre il processo di disarmo. L'intesa siglata lo scorso agosto ad
Helsinki con il governo di Giacarta, che prevedeva la rinuncia all'indipendenza
in cambio di una ampia autonomia e del riconoscimento come partito politico
(che necessiterà di un'approvazione parlamentare nelle prossime
settimane), è diventata così pienamente operativa, e si
guarda dunque con fiducia alle elezioni locali in agenda per il 26 aprile.
Per questa regione, ricca di giacimenti di gas naturale e petrolio, si
apre una nuova era all'insegna della pace e, prevedibilmente, dello sviluppo.
Senza contare che l'esempio di Aceh può servire da esempio importante
anche per altre aree del Paese, come Papua o le Molucche, spesso attraversate
da pericolose tensioni.
Paolo M. Alfieri
M.M. febbraio 2006, pp. 18-19
CRONOLOGIE
INDONESIA
Nel dicembre 1976 Hasan di Tiro,
discendente del Sultano di Aceh, proclama l'indipendenza della regione
da Giacarta. È l'atto di nascita del Gam, il movimento indipendentista
che si batterà per anni contro il governo usando tattiche di guerriglia.
Il conflitto causerà negli anni la morte di oltre 15mila persone.
Durante i primi negoziati, nel 2002, Giacarta promette libere elezioni
e un'autonomia parziale. I ribelli, in cambio, devono procedere al disarmo
e rinunciare all'indipendenza. I negoziati, però, falliscono. Il
governo impone sulla regione la legge marziale, inviando ad Aceh 40mila
militari.
Il 15 agosto 2005 viene siglato l'accordo di pace, anche grazie alle pressioni
dell'Ue e dell'Asean (Conferenza degli Stati del Sud-est asiatico). Il
Gam rinuncia all'autonomia di Aceh in cambio del riconoscimento come partito
politico, mentre il governo inizia il ritiro delle truppe.
SRI LANKA
Le tensioni tra la maggioranza
Cingalese e la minoranza Tamil sfociano in violenze a metà degli
anni '80, in seguito a un attacco ai soldati da parte delle Tigri per
la liberazione della patria Tamil. Gli scontri si susseguono negli anni
quasi ininterrottamente, provocando più di 60mila vittime.
Nel febbraio del 2002, grazie alla mediazione della Norvegia, il governo
e i ribelli siglano il cessate il fuoco. Nelle tornate negoziali successive
i vertici Tamil e i rappresentanti di Colombo si accordano per una futura
struttura federale dello Sri Lanka.
Nell'agosto del 2005 il ministro degli Esteri Lakshman Kadirgamar, un
Tamil oppositore delle Tigri, viene ucciso a Colombo. Tra dicembre e gennaio
si verifica una nuova serie di attacchi violenti. Durante un'operazione
governativa vengono arrestate oltre 900 persone.
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