"Il
terrore recluta gli emarginati"
L'analista
Asghar Ali Engineer: "Il disagio spinge molti giovani nelle braccia
del fanatismo, intenzionato a destabilizzare la nostra grande democrazia"
Paolo M. Alfieri
"Per anni i fondamentalisti
islamici del Kashmir hanno reclutato i loro uomini pescando nell'abisso
del disagio economico che attraversa gran parte della società indiana.
Proprio a Bombay, tantissimi giovani rimasti senza lavoro, e relegati
quindi ai margini dell'impetuoso progresso del principale centro finanziario
del Paese, hanno abbracciato una "causa" che in origine non
li riguardava. Lo hanno fatto per necessità. Ora tutti sono chiamati
a chiedersi cosa si sarebbe potuto fare per loro prima, in modo da evitare
questo e altri massacri precedenti".
Le osservazioni dell'analista indiano Asghar Ali Engineer, tra i maggiori
esperti dei gruppi islamici attivi nel suo Paese, puntano dritto su un
elemento preciso. La diffusione della povertà, in un'India lanciata
verso lo sviluppo, regala all'estremismo bacini di reclutamento vasti
e "a buon mercato". Arruolata dai gruppi radicali, manovrata
dai maggiorenti del terrore, la bassa manovalanza colpisce ormai con regolarità.
Dalle bombe dell'autunno scorso nei mercati di New Delhi agli attentati
di marzo a Varanasi, città sacra agli induisti. Fino all'eccidio
di Bombay.
I principali gruppi separatisti del Kashmir, a partire da Lashkar-e-Taiba
- gruppo che manterrebbe legami con al-Qaeda - hanno smentito un loro
coinvolgimento ma Asghar Ali sembra non avere molti dubbi sulla paternità
degli attacchi. "Nessun altro movimento avrebbe potuto agire con
un tale coordinamento e con altrettanta ferocia. Le stesse indagini dell'intelligence
puntano su Lashkar-e-Taiba. Devo dire, comunque, che la loro smentita
è arrivata quasi inaspettata: solitamente, dopo aver colpito, scompaiono
nel nulla. Forse, in questo caso, si sono resi conto di aver "esagerato"
e ora si mantengono sulla difensiva".
Anche perché, spiega ancora ad Avvenire Asghar Ali - che
sulla diffusione dell'islam in India ha pubblicato ben 44 volumi - , la
reazione dell'opinione pubblica è stata chiara. "Una violenza
così inaudita attuata per uccidere civili innocenti, pendolari
che tornavano a casa dal lavoro, è stata condannata dall'intera
società indiana. Ora come non mai gli indiani sono determinati
a combattere questi movimenti, a ricacciare indietro l'odio che li guida,
per costruire un dialogo autentico e rafforzare la pace tra le tante comunità
che compongono il Paese".
L'obiettivo degli attentatori, secondo Asghar Ali - che proprio a Bombay
dirige il Centro studi sulla società e la secolarizzazione - ,
è la destabilizzazione della grande democrazia indiana. "Proprio
quando sulla questione del Kashmir si registrano progressi - puntualizza
- coloro meno interessati al dialogo alzano il tiro. Ovviamente non è
un caso: gli estremisti non sanno che farsene della pacificazione. E reagiscono
a loro modo: con il terrore e la morte".
Avvenire 13/07/06
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