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Aids/3 - Benin, "Una pianta contro la malattia. Il contagio non è una maledizione" Paolo M. Alfieri "Malgrado il quadro della situazione sia terribile io continuo a sperare". Parole di fra Fiorenzo Priuli medico missionario dell'istituto dei Fatebenefratelli, oltre 30 anni vissuti in Africa a contatto con miseria e sofferenze. A Tanguieta, nord del Benin, c'è il "suo" ospedale, il Saint Jean de Dieu, una struttura con 300 posti letto all'interno della quale l'Aids non si combatte solo con i farmaci anti-retrovirali, ma anche con una pianta che nella zona cresce spontanea e abbandonante, la "Combretum Micranthum", qui meglio conosciuta come "kinkeliba". "Fino a 15 anni fa gli effetti benefici dell'uso di questo vegetale erano noti solo riguardo all'epatite" - spiega fra Fiorenzo - Poi ho cominciato a utilizzarla anche contro l'Hiv e finora ho avuto risultati molto incoraggianti. Ovvio che se un ammalato è in fase troppo avanzata viene curato con gli anti-retrovirali, ma, se la situazione non è ancora grave, ebbene questa pianta risulta molto efficace". Non è solo convinzione scientifica, ma anche fede religiosa. "Laddove Dio permette che la malattia esista - sostiene fra Fiorenzo - allora là ci sarà anche il rimedio". Una pratica medica, la sua, che si è conciliata negli anni non solo con le conoscenze dei guaritori tradizionali locali, ma che ha avuto anche il fondamentale supporto di numerosi infettivologi italiani e francesi. Nonché, da ultimo, i consensi dall'Organizzazione mondiale della sanità. Le cure si accompagnano sempre
all'educazione sulla malattia, alla sensibilizzazione soprattutto dei
più giovani. "Così anche quando mi trovo a dover
dire a un mio paziente che è affetto dall'Hiv - continua fra Fiorenzo
- posso farlo sapendo che queste persone non vivranno il contagio come
una maledizione. E posso dirgli: attenzione, la tua vita può
essere ancora lunga, basta cambiare il proprio stile di vita, essere
consapevoli, e, ovviamente, seguire la terapia a base di foglie di 'kinkeliba'".
Avvenire 13/03/05 |