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Haiti, rifatti
i conteggi delle schede: Préval è presidente
No al ballottaggio. Rientrano
le proteste dopo l'accordo fra governo e Onu per escludere le schede bianche
dal quorum.
Paolo M. Alfieri
I ripetuti conteggi, le accuse,
i sospetti. E, ancora, le migliaia di schede elettorali disperse, le barricate,
le proteste. I dati prima diffusi e poi smentiti, l'imbarazzo degli osservatori
internazionali. Gli elementi che hanno portato al compromesso che ha sancito
l'elezione alla presidenza di Haiti di René Préval, colui
che ha rimpiazzato nell'immaginario degli slum di Port-au-prince l'esiliato
Aristide, sono tanti e non tutti facilmente decifrabili.
Serviva, secondo gli analisti, una soluzione "politica" per
evitare la rivolta dei sostenitori di Préval, che per giorni hanno
paralizzato il Paese chiedendo l'elezione diretta del loro candidato,
il cui consenso, da un iniziale 65%, era progressivamente calato fino
al 48,76%, quota non sufficiente a evitare il ballottaggio. E' ciò
che alla fine hanno ottenuto.
Il compromesso, dunque. Era stato il Brasile, a capo della forza Onu ad
Haiti, a proporre che le schede bianche non venissero conteggiate ai fini
del quorum. E proprio attorno a questa ipotesi è stato trovato
l'accordo tra il governo ad interim, le autorità elettorali e i
rappresentanti internazionali. In sostanza, il Consiglio elettorale provvisorio
ha ridistribuito tra i candidati oltre 80mila schede bianche (il 4% del
totale) proporzionalmente ai voti ottenuti. Con questo sistema, Préval
ha raggiunto il 51,15% con il 95% delle schede scrutinate, ed è
stato quindi dichiarato vincitore al primo turno. La nomina fa passare
in secondo piano le accuse di brogli lanciate nei giorni scorsi dallo
stesso Préval, che avevano investito soprattutto l'Onu. I caschi
blu avevano ammesso di non aver potuto provvedere alla sicurezza di migliaia
di schede in nove seggi. Il ritrovamento di parte di esse, in buona parte
a favore di Préval, in una discarica aveva alimentato le proteste,
alle quali ha posto termine il compromesso finale.
Che resta, secondo molti, un risultato in chiaroscuro, "una ricompensa
per la violenza", secondo Leslie Manigat, colui che avrebbe dovuto
affrontare Préval al ballottaggio. "Riusciremo un giorno a
capire che la democrazia non è bruciare copertoni per strada se
il risultato del voto non è quello voluto?", osserva un haitiano
sul sito ufficiale delle elezioni, "Alcuni governi stranieri prima
hanno premuto per evitare l'elezione di Préval, poi hanno dovuto
cedere perché le prove dei brogli erano troppo evidenti",
sostiene un altro. Toccherà a Préval, d'ora in poi, conciliare
le diverse istanze di un Paese lacerato da anni di violente contese e
dare una speranza a quei milioni di haitiani che vivono da tempo nella
povertà più estrema.
Avvenire 17/02/06
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