Haiti, sabotate le voci libere

Continuano sull'isola caraibica gli episodi di violenza contro la libertà di espressione

Paolo M. Alfieri


Port-au-Prince - Otto stazioni radiofoniche e una catena televisiva sono state ammutolite alla periferia di Port-au-Prince, capitale di Haiti, da un commando di uomini incappucciati che ha distrutto i locali e si é accanito contro attrezzature tecniche e ripetitori con mazze e martelli. Colpite Radio Kiskeya, una delle principali radio indipendenti, Radio Timoun, Radio Commerciale, Radio Plus, Magic Stereo, Signal Fm, Mélodie Fm e Radio Galaxie, mentre l'emittente televisiva distrutta è Tele TiMoun. Il proprietario di Magic Stereo, Fritz Joassaint, ha affermato che il costo dei danni ammonterebbe a circa 400.000 dollari e che saranno necessarie almeno due settimane per ricominciare a trasmettere.

L'episodio di violenza é stato condannato da più parti. James Foley, ambasciatore degli Stati Uniti ad Haiti, lo ha definito "un tentativo di assassinio della democrazia", mentre "Reporter senza frontiere", associazione che si batte per la libertà di stampa, ha invocato "un'inchiesta approfondita" sui fatti. "Crediamo che questo genere di aggressioni si ripeteranno - ha detto Robert Ménard, segretario generale di Rsf - se i responsabili non saranno sottoposti a sanzioni". Ménard ha aggiunto che il governo del presidente Jean-Bertrand Aristide (nella foto in alto) deve porre fine alla "connivenza che ha dimostrato finora nei confronti di quegli aggressori".

Vari rappresentanti del mondo politico, intellettuale, civile ed economico hanno levato la propria voce contro il tentativo di ridurre i media al silenzio, e in molti hanno affermato che la leadership politica non può essere del tutto estranea all'evento, che si inserisce nel clima di contestazione a oltranza contro Aristide.

Da mesi infatti l'isola caraibica (il più povero Paese del continente americano) è teatro di continue proteste da parte dell'opposizione (a cui si sono aggiunti vasti settori della società civile e studenti) che chiede l'uscita di scena del presidente e la fine del suo regime dispotico. Finora, durante le marce di protesta, almeno 45 dimostranti anti-governativi sono state uccisi e almeno un centinaio feriti.

Anche le celebrazioni del bicentenario della liberazione dal dominio francese del 1° gennaio scorso erano state turbate da disordini e violenze.
Signal FM e Radio Kiskeya avevano dato ampio spazio alle manifestazioni dell'opposizione. Liliane Pierre-Paul, manager di Radio Kiskeya, ha quindi accusato direttamente il governo di essere responsabile per l'aggressione subita dalle stazioni radio e Tv e "per aver guidato una campagna di odio contro la stampa indipendente".

Il sabotaggio non é che l'ultimo di una serie di attacchi ai media che si sono verificati di recente ad Haiti. D'altronde l'impunità sull'isola é la regola, e il Presidente Aristide non fa mistero di usare la paura come mezzo di detenzione del potere. Molti giornalisti sono stati costretti ad andare in esilio, e nessun arresto é stato effettuato per l'assassinio dei due reporter Jean Dominique e Brignol Lindor. Le intimidazioni ai media vedono protagonisti le associazioni dei sostenitori del governo, soprattutto quelle denominate "organizzazioni popolari", una rete di milizie armate non ufficiali che hanno il compito di seminare il terrore tra i detrattori del Presidente. Louis Joinet, inviata delle Nazioni Unite sull'isola per la Commissione sui Diritti Umani, ha affermato che tra non molto "le uniche opzioni per la stampa critica ad Haiti saranno l'auto-censura, l'esilio o la morte".

Di recente la polizia ha fatto irruzione negli studi di Radio Maxima sostenendo di essere alla ricerca di armi. Il risultato dell'"ispezione" é stata la distruzione di molte attrezzature dell'emittente, la chiusura della stazione radio e una serie di arresti indiscriminati. La sera precedente un uomo non identificato aveva aperto il fuoco contro l'edificio di Radio Maxima. Questi attacchi hanno fatto seguito alle minacce di un deputato del partito Fanmi Lavalas (quello del Presidente Aristide) contro il proprietario dell'emittente Jean-Robert Lalanne.

Nel 1991 Aristide é il primo Presidente eletto democraticamente ad Haiti. Per tre anni é però costretto a stare lontano dall'isola a causa di un colpo di Stato. Nel 1994, grazie all'intervento dell'esercito americano, riesce a prendere in mano le redini del governo. Diventa molto ricco e potente, perdendo gran parte della sua base popolare. Continua a girare il mondo e a parlare dei mali del neoliberismo che, però, allo stesso tempo, non esita a mettere in pratica. Non é più quel piccolo prete nero che rischiava la vita denunciando gli imperialisti da dietro l'altare prima di diventare Presidente.

La grande opportunità di creare un Paese democratico fallisce quindi ben presto, anzi uomini del suo partito si sono fatti notare per il collegamento con grossi clan mafiosi impegnati nel traffico di stupefacenti. Oggi la sua figura viene sentita da più parti come quella di un dittatore che non é stato in grado di sollevare il suo Paese dalla miseria e che si rende colpevole di lampanti violazioni nei confronti di libertà costituzionali e diritti umani.


Ifg online 16/01/04










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