| Darfur,
Khartum "accetta" le truppe africane
di Paolo M. Alfieri
Dalla capitale nigeriana Abuja è arrivata ieri la prima svolta
nei colloqui di pace per il Darfur, la regione occidentale del Sudan devastata
da oltre un anno di guerra civile. Il governo di Khartum ha infatti
accettato un incremento nella regione dei militari della forza di pacificazione
dell'Unione africana (Ua). Militari che avranno il compito di proteggere
le migliaia di civili che riempiono i campi profughi allestiti dalle agenzie
umanitarie e a contribuire al disarmo dei gruppi ribelli.
I primi 300 soldati - di nazionalità ruandese e nigeriana - erano
stati ammessi nel Darfur a condizione che si limitassero a vigilare sulla
sicurezza degli osservatori che monitorano il cessate il fuoco. Khartum
aveva infatti negato fino a ieri all'Ua la possibilità di assumere
un ruolo di peacekeeping nella regione.
Secondo molti osservatori il mutato atteggiamento del governo sudanese
si spiegherebbe con l'impegno assunto da tutti i partecipanti ai negoziati
di rispettare l'azione di Khartum per il disarmo dei miliziani arabi janjaweed,
quei "diavoli a cavallo" protagonisti di efferati raid di sangue
contro i civili. Un disarmo che è condizione essenziale per
non incorrere nelle sanzioni economiche e diplomatiche minacciate dal
Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nell'ultimatum lanciato lo
scorso 30 giugno.
Ancora l'altro ieri i negoziati sembravano bloccati in una pericolosa
condizione di stallo. Uno dei due gruppi ribelli, il Movimento per la
giustizia e l'uguaglianza (Jem), aveva infatti respinto quella parte dell'agenda
dei colloqui proposta dall'Ua nella quale era in discussione l'acquartieramento
dei guerriglieri del Jem. I ribelli avevano comunque preferito non
abbandonare il tavolo dei negoziati, evitando il ripetersi di quanto
successo durante le trattative dello scorso luglio.
Intanto, dopo la visita del ministro degli Esteri britannico Jack Straw,
oggi sarà il delegato dell'Onu per il Sudan, Jan Pronk, a recarsi
nel Darfur. Pronk ha il compito di ultimare il rapporto sullo stato della
crisi da presentare al Consiglio di sicurezza e che sarà illustrato
dal segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan il prossimo 30
agosto, a 24 ore dalla scadenza dell'ultimatum.
Dagli Stati Uniti è poi giunta la notizia della decisione del governo
sudanese di chiudere la sua sede diplomatica di Washington. Un provvedimento
causato dalle numerose manifestazioni di protesta di centinaia di attivisti,
critici nei confronti della politica di Khartum nel Darfur.
Proprio ieri Amnesty international ha richiamato in particolare
l'attenzione sugli attacchi alla libertà di espressione verificatisi
nella regione. L'associazione che difende i diritti umani ha messo sotto
accusa i rigidi controlli subiti dai media sudanesi - costretti dal governo
a esporre "una visione unilaterale" della crisi - e il diniego
di accesso sul terreno imposto da Khartum alle organizzazioni internazionali.
Avvenire 26/08/04
|