Un tribunale Onu per il Darfur

Passa la risoluzione che dà il via libera al deferimento al Cpi dell'Aja dei responsabili delle violenze nella regione dove si contano già 180mila morti. La reazione di Khartum: "Provvedimento ingiusto e vergognoso".

Paolo M. Alfieri

Dopo giorni di dibattiti e scontri alle Nazioni Unite è arrivata una svolta importante sul futuro del Darfur, la regione occidentale del Sudan martoriata dalla guerra civile. L'altra notte il Consiglio di Sicurezza ha infatti approvato con 11 voti a favore e 4 astensioni una risoluzione che prevede il deferimento alla Corte Penale Internazionale (Cpi) dell'Aja dei responsabili dei crimini di guerra nella regione. Un provvedimento fortemente voluto da Francia e Gran Bretagna, ma per la cui approvazione è stato necessario il via libera degli Stati Uniti, che non hanno esercitato il loro diritto di veto, astenendosi insieme a Cina, Algeria e Brasile.

Fino all'ultimo le incognite sull'esito della votazione sono state numerose. Washington infatti non aveva mai nascosto la sua contrarietà ad una legittimazione così forte della Corte dell'Aja, proponendo che per i responsabili dei crimini del Darfur - dove si contano già più di 180mila vittime e oltre un milione di sfollati - fosse istituito un tribunale africano ad hoc.
Il timore degli Usa risiedeva soprattutto nella possibilità che la Cpi venisse chiamata a giudicare anche i militari americani impegnati in missioni all'estero. Uno scoglio che è stato aggirato inserendo nel sesto paragrafo della risoluzione una clausola che esclude questa possibilità, con l'inammissibilità di un giudizio della Cpi per i cittadini di quei Paesi (come gli Usa, appunto) che non ne hanno ratificato l'istituzione.

"La risoluzione approvata manda un messaggio chiaro ai responsabili dei crimini", ha dichiarato l'ambasciatore francese alle Nazioni Unite, Jean-Marc de la Sabliere. "E' importante che la comunità internazionale parli con una voce sola in modo da individuare i colpevoli", ha ribadito la sua omologa americana, Anne Patterson, mentre Javier Solana, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, ha sottolineato che il voto "segna una tappa cruciale nella difesa dei diritti dell'uomo e del rispetto del diritto internazionale".

Il Consiglio di Sicurezza ha fatto proprie le conclusioni del rapporto stilato dalla Commissione Onu presieduta dal giurista italiano Antonio Cassese. Un rapporto che, sebbene escludesse che nel Darfur fosse in corso un "genocidio", aveva accusato 51 persone - tra autorità sudanesi, miliziani filo-governativi e ribelli - di crimini umanitari perpetrati nella regione. Il documento indicava proprio la Corte dell'Aja come l'organo più idoneo per giudicare i responsabili dei delitti . Una Corte che, inevitabilmente, viene ora investita con questa risoluzione di una nuova e più forte autorità.

Il procuratore capo della Cpi, Luis Moreno-Ocampo, ha già annunciato che si metterà subito in contatto con le autorità internazionali "per mettere a punto le modalità necessarie per svolgere questo incarico".

Il ministro della Giustizia sudanese, Ali Osman Yassin, ha detto che il suo governo si atterrà alla risoluzione, ribadendo comunque che il Sudan "ha il diritto di esercitare la propria sovranità". Khartum non ha poi esitato a bollare il provvedimento come "ingiusto e vergognoso". Di segno opposto la reazione di Abdel Wahed Mohamed al-Nur, leader dei ribelli dello Sla: "Siamo pronti a comparire davanti alla Corte se verremo incriminati, perché la nostra è una lotta per la giustizia".

Nei giorni scorsi l'Onu ha inoltre prolungato l'embargo nei confronti di Khartum sulla vendita di armi nonché il divieto di voli militari offensivi nel Darfur.

Avvenire 2 aprile 2005

Il giudice Cassese: "Decisione giusta e inevitabile"

"E' una decisione da salutare con gioia. Un provvedimento che permetterà di attuare un processo equo e spedito. D'altronde non esistevano alternative". Il giudice Antonio Cassese, presidente della Commissione Onu sui crimini nel Darfur, commenta così ad Avvenire la risoluzione del Consiglio di Sicurezza.
Perché gli Usa hanno accettato il ricorso alla Corte dell'Aja?
Perché era diventata troppo evidente la contraddizione che vedeva Washington da una parte impegnata a denunciare le violazioni e dall'altra opporsi alla punizione, da parte della Cpi, dei colpevoli di crimini terribili. E poi perché comunque sono state inserite nella risoluzione delle clausole che prevedono l'impossibilità di incriminare cittadini americani.
Cosa cambia nel futuro della Corte?
Sicuramente è un precedente importante, perché il supremo organo delle Nazioni Unite le conferisce con questa risoluzione una forte legittimazione etico-politica .
Khartum ha annunciato di aver arrestato 164 persone accusate di crimini nel Darfur, come giudica questa mossa?
Fumo negli occhi. Il governo ha avuto più di due anni per arrestare e processare i responsabili e non ha fatto nulla. Non c'è una vera volontà politica di punire i responsabili.
Tra questi arrestati c'è anche qualcuna di quelle 51 persone segnalate dalla sua Commissione?
In tutta sincerità non lo so perché i nomi non sono stati resi noti. Però il governo ha sostenuto di aver effettuato questi arresti nel Darfur, non a Khartum, dove risiedono molte di quelle persone che noi abbiamo denunciato. Credo che si sia voluto colpire alcuni capri espiatori ed escludere i livelli più alti.

Paolo M. Alfieri

Avvenire 02/04/05




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