Sos
per il Darfur.
Sostegno solo da Usa e Canada
L'allarme lanciato dal presidente dell'Unione africana: necessari maggiori
finanziamenti per la missione delle truppe
di Paolo M. Alfieri
Ora che c'è la volontà, l'impegno e una risoluzione dell'Onu
a sottolineare la necessità di mobilitare le truppe dell'Unione
africana (Ua) nel Darfur, a mancare sono i soldi. E tanti. Il presidente
di turno dell'Ua, il capo di Stato nigeriano Olusegun Obasanjo, ha infatti
sottolineato che per l'invio di un esercito che vada dai 3.000 ai 5.000
uomini nella regione occidentale del Sudan devastata dalla guerra civile
occorrono, quantomeno per iniziare, circa 200 milioni di dollari.
E ha fatto notare che finora solo gli Stati Uniti e il Canada hanno
avanzato le loro offerte.
Ottawa ha donato 16 milioni di dollari, mentre ieri da Washington George
W. Bush ha approvato uno stanziamento di 20 milioni. Una cifra che potrebbe
lievitare fino ai 75 milioni votati tre giorni fa dal Senato americano.
"La comunità internazionale risponda con tempestività
e generosità davanti a questa tragedia - ha tuonato da New York
il segretario generale dell'Onu Kofi Annan -. Servono supporti logistici,
equipaggiamento e fondi. Ogni Paese deve fare la sua parte".
In questi giorni una commissione mista Onu-Ua è al lavoro per predisporre
il piano di dispiegamento della forza africana. Un piano sul quale il
Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite potrebbe discutere il 5 ottobre.
I prossimi dieci giorni saranno dunque decisivi per il finanziamento dell'operazione.
Il compito delle truppe, che andrebbero ad aggiungersi ai 300 militari
ruandesi e nigeriani attualmente presenti nella regione, sarà quello
di fornire la massima protezione ai circa 150 osservatori dell'Ua che
vigilano sul cessate il fuoco - in vigore dall'8 aprile e più
volte violato - , e fungere da forza di interposizione tra i due movimenti
ribelli e le milizie arabe filo-governative (appoggiate in molte occasioni
nei loro raid di morte dall'esercito regolare di Khartum).
Sul piano diplomatico da segnalare la dichiarazione di Ruud Lubbers, Alto
commissario dell'Onu per i rifugiati: "Il Sudan dovrebbe concedere
più autonomia al Darfur", ha detto alla Bbc dal Ciad, prima
tappa di una missione che lo porterà in Sudan su incarico di Annan
con lo scopo di verificare eventuali progressi delle condizioni di vita
nei campi profughi. Sono circa un milione e duecentomila i civili che
hanno dovuto abbandonare i loro villaggi del Darfur: secondo un recente
rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità almeno diecimila
di essi muoiono ogni mese a causa di epidemie, malnutrizione, violenze.
"La più grande catastrofe umanitaria del mondo" per l'Onu,
un "genocidio" per Washington.
E anche se la crisi si dovesse risolvere, secondo Charles Snyder, rappresentante
speciale del Dipartimento di Stato Usa, saranno comunque necessari tra
i 18 e i 24 mesi per ricollocare questo esercito di disperati nelle loro
terre e assicurar loro un vita dignitosa. Nella peggiore delle ipotesi,
invece, Snyder prefigura nel futuro del Sudan il rischio di una "deriva
di tipo somalo". Ovvero che sempre più fazioni prendano
le armi e dichiarino, anarchicamente, il proprio controllo su spicchi
di territorio nazionale.
Avvenire 26/09/04
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