"Rapiti
in Darfur 22 operatori sanitari"
Khartum accusa i guerriglieri del Jem. Nessuna notizia degli altri otto
volontari scomparsi nei giorni scorsi. Si complicano i colloqui di pace
in Nigeria: in un rapporto la certezza dell'appoggio del governo negli attacchi
ai civili della regione
di Paolo M. Alfieri
È un giallo il presunto rapimento di un gruppo di operatori sanitari
che lavoravano nel Darfur, la regione sudanese tormentata da un anno e
mezzo di guerra civile. Il capo del Programma sudanese per le vaccinazioni,
Hassan Idriss, ha dichiarato ieri che i ribelli del Movimento per la giustizia
e l'uguaglianza (Jem) - una delle due formazioni che si oppone al governo
di Khartum insieme al Movimento di liberazione del Sudan (Slm) -- avrebbero
rapito ventidue volontari impegnati in un piano che prevede l'immunizzazione
di migliaia di persone nella regione.
"Non sappiamo ancora con esattezza il punto in cui sono stati rapiti",
ha detto Idriss, che ha poi precisato che il gruppo aveva lavorato nei
giorni scorsi nella zona di Adwa, nel Darfur meridionale. Il Jem non
ha al momento replicato alle accuse e proprio la mancanza di un commento
ufficiale da parte dei ribelli rende la vicenda intricata.
Due giorni fa le autorità sudanesi avevano denunciato un altro
presunto sequestro, quello di otto operatori umanitari. Il portavoce del
Programma mondiale per l'alimentazione (Pam), Marcus Prior, aveva in effetti
registrato la loro assenza, ma non era stato in grado di confermare l'ipotesi
del sequestro. Anche per questa vicenda non è arrivata nessuna
replica da parte del Jem.
Sono state invece confermate dai funzionari che vigilano sul cessate
il fuoco le accuse rivolte dai ribelli al governo. In un rapporto
presentato all'Unione africana (Ua), che presiede i colloqui di pace in
corso ad Abuja, i ribelli hanno infatti raccolto tutti i casi più
recenti di attacchi perpetrati contro i civili dai miliziani arabi janjaweed,
spalleggiati da Khartum. Il presidente di turno dell'Ua, il premier nigeriano
Olusegun Obasanjo, ha inviato una dichiarazione al presidente sudanese
Omar Hassan al-Bashir, intimandogli la fine immediata di tutti i raid
contro le popolazioni africane della regione, pena un naufragio dei negoziati
di pace.
Da 48 ore, intanto, è scaduto l'ultimatum lanciato lo scorso
30 luglio dal Consiglio di sicurezza dell'Onu al governo sudanese per
porre rimedio alla crisi. Domani il delegato per il Sudan delle Nazioni
Unite, Jan Pronk, riferirà al Consiglio sulle soluzioni approntate
da Khartum riguardo la situazione della sicurezza nella regione. Dopodiché
inizieranno le discussioni sull'eventuale imposizione nei confronti del
Sudan di sanzioni economiche e diplomatiche.
Una decisione che si preannuncia difficile e legata, al di là delle
dichiarazioni ufficiali, anche agli interessi che molti Stati nutrono
verso le risorse del Paese (sono in molti gli esperti che si sono detti
sicuri della presenza di petrolio nel sottosuolo sudanese).
Intanto la situazione sul campo resta drammatica. Ancora ieri alcune
agenzie umanitarie hanno dichiarato che, soprattutto a causa delle insistenti
piogge che stanno investendo la regione, è difficile raggiungere
i campi profughi. Campi nei quali rimane alta anche l'emergenza epatite:
oltre 2.400 i casi di infezione segnalati solo nelle ultime settimane.
Avvenire 01/09/04
|