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Darfur, cinque
"rapiti" dai profughi
In un primo tempo erano 34 i cooperanti bloccati in un campo per ritorsione
dopo l'arresto di un leader. L'Acnur: situazione sempre peggiore
Paolo M. Alfieri
Sequestrati e poi rilasciati
da alcuni profughi del campo di Kalma, il maggiore centro per rifugiati
della regione occidentale sudanese del Darfur. Protagonisti un gruppo
di 34 cooperanti, tra i quali figurano sia dipendenti di un'agenzia sanitaria
di Khartum sia membri dell'organizzazione americana Chf. L'azione a danno
dei cooperanti sarebbe stata una reazione all'arresto di uno dei leader
del campo. Dei cooperanti, solo 5 - tutti sudanesi - sarebbero ancora
trattenuti. L'arresto che ha fatto scattare il rapimento sarebbe avvenuto
tre giorni fa, quando le forze dell'ordine hanno fatto irruzione nel campo
di Kalma, che ospita oltre 90mila persone, in fuga dagli scontri che dal
febbraio del 2003 vedono protagonisti le milizie arabe filo-governative
e gruppi ribelli locali.
In totale sono oltre due milioni i profughi di quella che le Nazioni Unite
considerano come la più grande tragedia umanitaria in corso. E
se a livello politico l'ultima tornata dei negoziati di pace ha fatto
registrare l'ennesimo stallo tra le parti, sul terreno la situazione resta
di assoluta precarietà. Il responsabile dell'Alto commissariato
dell'Onu per i rifugiati (Acnur), Antonio Guterres, ha sottolineato che
nei prossimi mesi, se il quadro non dovesse cambiare, "rischiamo
di dover assistere nel Darfur a eventi terribili".
Le imboscate, i combattimenti, gli attacchi ai convogli umanitari sono
ormai prassi consolidata in tutta la regione. Secondo un documento dell'Onu,
la frequenza di questi episodi è di 13 al giorno, con numerosi
morti e feriti. "Risolvere la questione del Darfur è fondamentale
per il successo o il fallimento dell'intero Sudan", ha ribadito Guterres.
Non si può ignorare che il focolaio occidentale rischia di minare
seriamente la storica pace tra il Nord e il Sud del Paese e compromettere
l'attività del nuovo governo di unità nazionale.
Avvenire 26/10/05
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