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"È
necessario avviare la riconciliazione"
Il funzionario Onu Polloni: l'inchiesta della Cpi stabilisca un risarcimento
per le vittime.
Paolo M. Alfieri
"L'avvio dell'inchiesta
della Corte sui crimini nel Darfur è un passo importante per promuovere
la giustizia e la fine delle violenze nella regione. La risoluzione del
Consiglio di Sicurezza impone di punire i responsabili di crimini orrendi,
stabilendo responsabilità specifiche. Inoltre è da auspicare
anche un risarcimento per le vittime, sebbene la risoluzione dell'Onu
abbia glissato su questo aspetto, sottolineato invece dal rapporto della
Commissione d'inchiesta presieduta dal giudice Antonio Cassese".
A parlare è Domenico Polloni, funzionario del Programma africano
per lo Sviluppo delle Nazioni Unite. Il procuratore capo della Cpi ha
anche citato la possibilità di utilizzare "meccanismi tradizionali
africani" di giustizia ai fini della pacificazione.
Sì, non si può pensare di risolvere i problemi del Darfur
solo a livello di giurisdizione internazionale. Sarà dunque importante
avviare un processo di riconciliazione locale che abbia luogo parallelamente
all'inchiesta della Corte.
Khartum aveva descritto il deferimento alla Cpi come "ingiusto
e vergognoso", sostenendo che si rifiuterà di far processare
i suoi concittadini all'estero.
Eppure, in seguito a contatti avuti con le autorità locali durante
il suo recente viaggio in Sudan, il segretario generale dell'Onu, Kofi
Annan, si è detto molto fiducioso di un buon successo dell'inchiesta.
Credo che il grado di collaborazione del governo sudanese si misurerà
comunque passo dopo passo, anche se è presto per far delle previsioni
perché è la prima volta che la Cpi viene investita di un
mandato del genere e quindi bisognerà attendere anche per capire
il modo in cui si svilupperanno le indagini.
I 51 accusati non risponderanno di "genocidio" ma di "atti
con intenti genocidi", una distinzione sottile
I crimini di cui dovranno rispondere non sono meno gravi del "genocidio".
La Commissione ha raccolto un gran numero di prove su casi di torture,
omicidi, stupri di massa. Tutti elementi che la Corte valuterà
in modo attento.
Attualmente sembra che il cessate il fuoco stia reggendo, quali sono
le condizioni dei profughi?
L'emergenza purtroppo è tuttora in corso con effetti devastanti.
È un'emergenza che va risolta a livello politico il prima possibile,
in modo da consentire a decine di migliaia di persone di tornare nei propri
villaggi. Nutriamo grande speranza per i negoziati che riprenderanno ad
Abuja tra pochi giorni. E siamo anche fiduciosi del fatto che i recenti
accordi di pace Nord-Sud diano la spinta necessaria per risolvere anche
il conflitto nell'Ovest del Paese.
Eppure Khartum sembra mantenere il pugno di ferro. Due medici di Medici
senza frontiere rischiano di essere processati perché si rifiutano
di fornire i nomi di persone che hanno testimoniato su oltre 500 casi
di stupro.
Sì, quest'ultimo caso in particolare ha destato molta preoccupazione
anche all'Onu. Effettivamente l'atteggiamento del governo continua ad
essere restrittivo. Proprio per questo l'inviato speciale delle Nazioni
Unite per il Sudan, Jan Pronk, si sta spendendo in prima persona per far
cadere le accuse che riguardano i due operatori di Msf e assicurarne la
liberazione. Posso garantire comunque che si stanno facendo pressioni
ai più alti livelli affinchè le Ong possano agire liberamente
sul territorio in favore della popolazione, sempre nel rispetto della
legislazione locale.
Avvenire 07/06/05
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