Sudan, lenti gli aiuti per il Darfur.
A rischio fame migliaia di sfollati

di Paolo M. Alfieri

Sempre più critica l'emergenza umanitaria nel Darfur, la regione occidentale del Sudan teatro di un orrendo conflitto tra le popolazioni autoctone, in maggioranza nere e animiste, e il governo musulmano di Khartoum. Gli aiuti agli sfollati restano insufficienti, e centinaia di migliaia di persone rischiano la morte per mancanza di cibo e per il diffondersi di epidemie.

L'ultima fotografia di una situazione al collasso l'ha fornita ieri a Ginevra la portavoce del Programma alimentare mondiale (Pam), Christiane Berthiaume:"La risposta della comunità internazionale è stata lenta e l'accesso alla regione è stato a lungo molto limitato".

Il Pam ha ora accesso a 92 campi profughi sui 124 presenti nella regione. Eppure i tassi di malnutrizione continuano a restare altissimi e la situazione potrebbe aggravarsi ancora con l'arrivo imminente della stagione delle piogge, che renderebbe ancor più difficoltoso l'invio di medicinali e generi di prima necessità.

La prima risposta concreta all'appello del Pam è venuta dal governo australiano, che ha aumentato da 3,4 a 5,4 milioni di dollari la cifra da donare alle agenzie umanitarie che operano nella regione.

Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha più volte definito la situazione una "catastrofe umanitaria" e ha annunciato che si recherà in Sudan nelle prossime settimane.
All'inizio di giugno il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva fatto forti pressioni alle parti in lotta per uno stop ai combattimenti. Un appello caduto nel vuoto. Ed è da escludere, al momento, un intervento dei caschi blu nella regione a difesa della popolazione.

Intanto il governo del Ciad, Paese in cui hanno trovato rifugio circa 150.000 sudanesi in fuga dalle violenze, ha espresso ieri la sua preoccupazione per una possibile estensione del conflitto all'interno dei suoi confini.

Appena due giorni fa l'esercito ciadiano ha ucciso 69 miliziani appartenenti al "Janjaweed", il gruppo armato arabo appoggiato dallo stesso governo sudanese protagonista di fatti di sangue contro i civili.
Ad angosciare il governo del Ciad sono i tentativi di infiltrazione ideologica che forze integraliste islamiche legate a Khartoum potrebbero attuare con la componente musulmana della popolazione del Ciad. Ovvero il gruppo più numeroso nel Paese, immune finora dal fondamentalismo tanto solido, invece, nel Nord del Sudan.

Avvenire 19/06/04


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