Il Sudan "ferma" le milizie in Darfur

Il presidente Bashir sembra cedere alle forti pressioni internazionali: stop alle truppe arabe, braccio armato di Khartum

di Paolo M. Alfieri

Sarà stata la minaccia di pesanti sanzioni che soffia da Washington. Oppure le pressioni di una Unione europea che intima di porre fine alle terribili violazioni dei diritti umani nella regione. O ancora il calcolo sottile che azioni di guerriglia "a bassa intensità" siano da preferire al fragore provocato da una vera e propria "pulizia etnica". Sia come sia, il Presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir ha ordinato ieri "il disarmo completo" a tutti i gruppi armati autori di violentissimi scontri nella regione occidentale del Darfur. Inclusi, ed è questa la novità, i famigerati "Janjaweed": ovvero i miliziani arabi da più parti accusati di essere il braccio armato di Khartum nella guerra ai ribelli del Movimento di liberazione del Sudan e del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza. Una guerra che nell'ultimo anno ha fatto già 10.000 vittime e oltre un milione di sfollati, 150.000 dei quali hanno trovato rifugio nei campi profughi allestiti dall'Onu nel vicino Ciad.

Khartum ha sempre negato di aver appoggiato i "Janjaweed" e ha ribadito ieri il suo impegno al rispetto del cessate-il-fuoco firmato lo scorso 8 aprile con i ribelli. Eppure l'impunità di cui hanno goduto i miliziani durante gli ultimi mesi in cui la situazione nella regione è esplosa, è stata più volte deplorata da tutte le organizzazioni internazionali.

Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato ieri che è in corso un'indagine per chiarire colpe individuali specifiche negli attacchi ai civili. Un annuncio che deve aver fatto scattare l'allarme a Khartum, già accusata in varie occasioni dagli stessi Stati Uniti di essere anche una delle basi di elezione di numerose cellule di al-Qaeda.

E ancora venerdì da Bruxelles anche l'Unione europea ha fatto sentire la sua la voce. In un documento sottoscritto da tutti i Capi di Stato e di governo, l'Ue ammonisce al-Bashir a trovare un accordo politico con i ribelli e a facilitare i soccorsi agli sfollati. Tre giorni fa, infatti, il Programma alimentare mondiale (Pam) aveva segnalato le gravi limitazioni all'accesso nel Darfur subite dalle agenzie umanitarie, causa di notevoli ritardi nell'invio di medicinali e generi di prima necessità ai civili.

L'Ue ha poi risposto all'appello dello stesso Pam, che aveva bollato come "insufficienti" gli aiuti giunti della comunità internazionale. Ai 13 milioni di euro già stanziati da Bruxelles per il Darfur se ne aggiungeranno così altri 60. Un contributo che potrebbe significare la vita per oltre un milione di persone.

Avvenire 20/06/04


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