Darfur,
liberi 6 ostaggi.
Annan: subito le truppe
Nuove polemiche sull'ultimatum scaduto: il governo "pretende"
una proroga di due mesi. Il Consiglio di sicurezza riunito per l'emergenza.
Le Ong denunciano: la "pulizia etnica" continua
di Paolo M. Alfieri
Erano sei e non otto, erano nelle mani del Movimento di liberazione del
Sudan (Slm) e non in quelle del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza
(Jem), l'altra formazione che si oppone nel Darfur al governo sudanese.
Il sequestro degli operatori umanitari che mancavano all'appello dallo
scorso sabato è finito ieri, quando sono stati recuperati nella
zona di Tabit, nel Nord della regione devastata da diciotto mesi di guerra
civile. Ad annunciarlo è stato un portavoce del Programma mondiale
per l'alimentazione (Pam).
Quattro giorni di trattative, poi il via libera dei ribelli. Così
un elicottero delle Nazioni Unite ha raccolto i sei "ostaggi"
- tre rappresentanti dello stesso Pam e tre della Mezzaluna rossa - trasportandoli
fino ad el Facher, capitale del Nord Darfur. Non si ha ancora nessuna
notizia, invece, dei 22 operatori sanitari di cui si sono perse le tracce
martedì.
Intanto da Abuja, dove è in corso il negoziato di pace tra le parti
presieduto dall'Unione africana (Ua), il governo ha nuovamente contestato
l'ultimatum lanciato dal Consiglio di sicurezza dell'Onu a Khartum per
mettere fine nella regione alle violenze sui civili. "Credo che
la procedura in corso debba concludersi dopo 90 giorni", ha detto
il ministro degli Affari umanitari Mohammed Yusus.
Ma il tempo concesso dalla comunità internazionale, quei 30 giorni
il cui count-down era partito lo scorso 30 luglio, è già
scaduto e oggi i quindici membri del Consiglio discuteranno il rapporto
sull'andamento della crisi stilato dal funzionario Onu per il Sudan Jan
Pronk.
Un testo nel quale, peraltro, non viene affrontato l'argomento sanzioni,
osteggiato da Paesi come Cina e Russia, detentori in seno al Consiglio
del diritto di veto.
L'attenzione è puntata sul sostegno fornito da Khartum ai miliziani
arabi janjaweed, autori di raid sanguinosi contro le popolazioni locali.
Un sostegno dimostrato dai ribelli in un documento ritenuto veritiero
dagli osservatori dell'Ua.
Un sostegno ribadito con forza ieri dal segretario generale dell'Onu
Kofi Annan, che ha sottolineato che il governo "non ha rispettato
gli impegni presi" e che è necessaria nel Darfur la presenza
di "una forza internazionale allargata il prima possibile".
L'ultima accusa a Khartum è stata mossa dall'organizzazione Human
Rights Watch, secondo la quale le 12 "aree sicure" istituite
nella regione su richiesta dell'Onu, "invece di offrire riparo ai
civili garantiscono il perpetuarsi della pulizia etnica". Perhè
sono simili ai "villaggi della pace" creati nel Sud del Paese
e intorno ai Monti Nuba durante un'altra, terribile, guerra civile, diventati
il luogo migliore per tenere lontani dalle città migliaia di sudanesi
"scomodi e non graditi".
Avvenire 02/09/04
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