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Darfur, truppe
di pace sempre più lontane: no alla bozza dell'Onu Se ne sente parlare sempre meno,
nascosta com'è da altre crisi che agitano le diplomazie internazionali.
Eppure l'emergenza del Darfur rappresenta, ormai da tre anni, la più
grave tragedia umanitaria in corso nel pianeta. Oltre due milioni gli
sfollati, almeno duecentomila le vittime di un conflitto troppo spesso
definito, semplicisticamente, a "bassa intensità". Avvenire 25/08/06
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La denuncia di
Annan: "Per le fazioni in lotta è pratica comune l'abuso compiuto
sui bimbi"
Il segretario ha chiesto con forza di rinunciare a questa "lunga abitudine": il processo di pace potrebbe offrire "un'opportunità concreta per interrompere lo sfruttamento dei minori per scopi militari" Paolo M. Alfieri È intervenuto in prima persona anche Kofi Annan per evidenziare
un fenomeno in preoccupante crescita. Nel Darfur, ha spiegato in un rapporto
il segretario generale dell'Onu, è pratica comune, da parte delle
tante fazioni in lotta, rapire, arruolare, abusare sessualmente, uccidere
i bambini. Un segnale dell'ulteriore deterioramento della situazione della
sicurezza nella regione, nonostante gli appelli al rispetto della tregua
giunti da più parti. Annan ha chiesto con forza di rinunciare a
questa "lunga abitudine", sottolineando poi che "il processo
di pace in corso potrebbe offrire ai leader sudanesi un'opportunità
concreta per interrompere lo sfruttamento dei bambini a scopi militari".
Otto giorni fa Amnesty international aveva denunciato l'aumento degli
abusi dei diritti umani nel Darfur, lanciando peraltro un monito sul "rischio
molto concreto" che il conflitto oltrepassi la frontiera sudanese.
L'organizzazione ha inoltre segnalato che diverse aree che ospitano i
campi profughi sono tuttora sotto il controllo dei janjaweed, ovvero proprio
di quei "diavoli a cavallo" che da anni insanguinano la regione
con la compiacenza, secondo gli osservatori, del governo. L'International
Rescue Committe (Irc), un comitato che riunisce diverse agenzie umanitarie
che operano a sostegno dei civili, ha riportato, ad esempio, una vera
e propria escalation negli abusi sessuali compiuti ai danni degli sfollati.
Nel solo campo profughi di Kalma, oltre duecento tra donne e ragazzine,
nelle ultime cinque settimane, hanno subito stupri da parte dei miliziani,
un dato impressionante rispetto ai due-tre casi al mese riportati precedentemente.
"I civili nel Darfur hanno un urgente bisogno di protezione e lo
stesso governo sudanese ha ammesso di non essere in grado di farvi fronte
- ha osservato recentemente l'organizzazione Human Rights Watch - Il Consiglio
di sicurezza dell'Onu non dovrebbe esitare a imporre sanzioni nei confronti
di coloro che si oppongono al dispiegamento nella regione dei caschi blu".
Gli stessi operatori umanitari corrono sempre maggiori rischi nelle loro
operazioni di soccorso. Secondo quanto comunicato da Care International,
Oxfam, World Vision e International Rescue Committe, otto cooperanti sono
stati uccisi nel solo mese luglio, il mese peggiore in assoluto, dall'inizio
del conflitto, per numero di attacchi contro coloro che cercano di portare
aiuto e speranza lì dove tutto è caos, terrore e violenza. |