C'è l'accordo sul Darfur. Ma restano le incognite.

E' stata raggiunta ad Abuja l'intesa sul disarmo e sugli aiuti fra la principale fazione ribelle e il governo. Forse non è la svolta decisiva, ma la conclusione del negoziato ha generato nuove speranze per il futuro della regione occidentale del Sudan martoriata dal 2003. All'appello mancano due gruppi che hanno ritenuto insufficienti le concessioni proposte da Khartum.

Paolo M. Alfieri

Probabilmente non è la svolta decisiva che in molti si aspettavano. Eppure, davanti alla prospettiva che l'ennesimo round negoziale sul Darfur finisse con l'assumere i contorni del totale fallimento, anche questo timido segnale di pace giunto ieri dalla capitale nigeriana Abuja è, secondo gli osservatori, un passo in avanti rispetto allo stallo completo degli ultimi mesi.
Il leader della fazione principale del maggior gruppo ribelle della regione, il Movimento di liberazione del Sudan (Slm), ha infatti aderito ad un'intesa con il governo di Khartum. Tre anni dopo l'inizio di un conflitto che ha causato oltre 200mila morti, si intravede quindi una speranza per il futuro dell'Ovest sudanese. Le frenetiche riunioni succedutesi negli ultimi giorni, gli ultimatum prima lanciati e poi prorogati di ora in ora, le forti pressioni della diplomazia internazionale, hanno favorito un accordo che, pur tra molte incertezze, rappresenta quantomeno una prima base dalla quale partire per ulteriori trattative. "È un passo importante verso il ritorno alla normalità", ha detto il capo dei negoziatori dell'Unione africana (Ua), Salim Ahmed Salim, che ha parlato di "un gran giorno per il popolo del Darfur".
Il rammarico principale dei mediatori sta nel fatto che le altre due fazioni ribelli, una "costola" dell'Slm che fa capo ad Abdel Wahed Mohammed al-Nur e il Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem), non hanno aderito all'intesa, ritenendo insufficienti le concessioni di Khartum. Il rischio è che il loro rifiuto finisca con il destabilizzare ancora a lungo la situazione sul terreno, dove gli scontri tra i miliziani arabi filo-governativi janjaweed e i ribelli continuano senza sosta.
Ai delegati dell'esecutivo, che già da giorni avevano dato il loro assenso all'accordo predisposto da Ua, Gran Bretagna e Usa, il Jem e i rappresentanti di al-Nur hanno chiesto, senza successo, una vice-presidenza nazionale, maggiore autonomia nello sfruttamento delle risorse della regione e una compensazione economica (già prevista, ma ritenuta inadeguata) per le vittime dei crimini di guerra. La flessibilità mostrata negli ultimi giorni da Khartum si è però a un certo punto interrotta, provocando il "no" dei ribelli all'intesa.
Intesa che ha convinto invece il gruppo maggiore dell'Slm, che pur "mantenendo alcune riserve riguardo alla condivisione del potere", come ha dichiarato il leader Minni Arcua Minnawi, ha di fatto apprezzato le aperture del governo, dall'annunciato disarmo dei janjaweed ai fondi previsti per il Darfur, fino all'integrazione nell'esercito regolare e nelle forze di polizia di 5mila ribelli.
Alla soddisfazione dei mediatori fa comunque da contraltare una serie di incognite al momento difficilmente decifrabili. Quanto potrà reggere un accordo che non comprende tutti gli attori in gioco, considerando anche che patti precedenti erano stati violati nel giro di pochi mesi? Come coniugare la volontà della comunità internazionale di far subentrare sul terreno i caschi blu dell'Onu ai peace-keepers dell'Unione africana con il rifiuto opposto a questa soluzione dall'esecutivo sudanese? Ancora, è credibile l'annunciato disarmo dei sanguinari miliziani janjaweed?
Questi e tanti altri gli interrogativi che gli osservatori si pongono all'indomani di un accordo raggiunto con grande fatica. Due milioni di disperati, accampati alla meno peggio nei campi profughi delle agenzie internazionali, attendono ormai da tre anni di far ritorno nei propri villaggi, dopo le incursioni violente che hanno portato morte e terrore in una regione soggetta continuamente a dispute economiche, politiche e tribali.

Avvenire 06/05/06

 



 

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