| Powell:
"In Darfur è un genocidio"
di Paolo M. Alfieri
"In Darfur è stato
commesso un genocidio". Il giorno dopo la presentazione da parte
di Washington di una nuova bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza
dell'Onu, è stato lo stesso segretario di Stato americano a intervenire
sull'emergenza in corso nella regione occidentale del Sudan, aumentando
ulteriormente le pressioni al governo di Khartum.
Parlando davanti alla Commissione Esteri del Senato, Powell ha posto
l'accento su quel termine, "genocidio", con il quale già
il Congresso americano aveva bollato la crisi. Una definizione controversa
sulla quale le diplomazie avevano molto discusso prima di trovare una
posizione comune, incanalata poi nell'ultimatum lanciato al Sudan lo scorso
30 luglio.
"Non possiamo più accontentarci delle parole di Khartum",
ha tuonato ieri Powell, che ha ribadito le responsabilità del governo
sudanese nel sostegno ai miliziani arabi janjaweed, autori di efferate
scorribande di morte nei villaggi delle popolazioni africane locali.
Nel nuovo progetto di risoluzione, Washington ha chiesto l'ampliamento
del mandato della forza di controllo dell'Unione africana e minacciato
l'adozione di sanzioni nei confronti di Khartum soprattutto nel settore
petrolifero (il Sudan produce 320 mila barili di greggio al giorno).
Se il Consiglio di sicurezza dovesse approvare il piano - che prevede
anche voli di ricognizione nella regione per verificare i progressi nella
sicurezza - , Khartum avrà a disposizione solo altri 30 giorni
di tempo per adeguarsi alle richieste.
Il governo sudanese ha comunque reagito con tono spavaldo agli ultimi
sviluppi. "Abbiamo i nostri sostenitori alle Nazioni Unite",
ha detto Angelo Beda, portavoce del parlamento di Khartum, "non credo
che otterranno quanto chiedono".
L'allusione è a quei membri del Consiglio come Russia, Cina e Pakistan
che già in passato hanno più volte manifestato la loro perplessità
di fronte all'imposizione di sanzioni. Una perplessità causata,
secondo molti osservatori internazionali, dai forti interessi economici
che legano questi Paesi al governo di Khartum.
Avvenire 10/09/04
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