Sequestro lampo di un cronista inglese

di Paolo M. Alfieri


Il suo sequestro è durato soltanto poche ore. Eppure James Brandon, giornalista britannico 23 enne del Sunday Telegraph, la notte trascorsa nelle mani dei militanti della guerriglia irachena la ricorderà come un incubo per tutta la vita. "Scrivo solo di quello che succede in Iraq", diceva nel video diffuso ieri mattina dai suoi sequestratori per rivendicarne il rapimento. Sapeva che tanto poteva bastare per la sua condanna a morte.

E invece, qualche ora dopo, Brandon è stato liberato. Deve la sua sopravvivenza all'intervento del leader radicale sciita Moqtada al-Sadr, che dalla Najaf assediata dall'esercito americano aveva chiesto ai miliziani il rilascio del cronista. L'appello ha prodotto immediatamente il suo effetto. In un secondo filmato veniva annunciato il rilascio di Brandon nelle mani degli uomini di al-Sadr a Bassora e la liberazione veniva confermata già intorno alle 17 di ieri da alcuni testimoni locali. Pochi minuti dopo era lo stesso Brandon, con un occhio nero ma in condizioni complessivamente buone, a dichiarare chiusa la vicenda.

"Sono stato trattato in maniera dura, ma adesso sto bene. Ringrazio l'esercito del Mahdi", le sue prime parole dopo il rilascio. Nel primo video Brandon era apparso molto scosso, a torso nudo, una fascia bianca in testa a coprire, probabilmente, qualche ferita. I responsabili dell'hotel "al-Diyafa" di Bassora, dal quale il cronista era stato prelevato intorno alle 23 dell'altra notte, avevano riferito che Brandon si era reso subito conto di essere l'obiettivo dei miliziani. Così aveva tentato una disperata fuga, finita sul nascere a causa di un paio di colpi di arma da fuoco che lo avevano raggiunto alle gambe. "Come osate avere degli ospiti stranieri?", aveva urlato uno dei venti uomini incappucciati all'indirizzo del portiere dell'albergo, mentre il reporter veniva spintonato via.

Qualche ora dopo, la diffusione della rivendicazione. La solita richiesta. "Chiediamo che le forze americane si ritirino da Najaf entro 24 ore oppure uccideremo l'ostaggio". Brandon aveva trascorso l'ultimo anno a Baghdad e conosceva l'arabo. La decisione di spostarsi a Bassora, due giorni fa, era legata a un reportage che stava preparando riguardo al controllo del petrolio e all'insorgere delle prime manifestazioni di ostilità degli sciiti nella città da oltre un anno sotto il comando militare britannico. L'istinto del cronista lo aveva portato lì dove avvengono i fatti, dove c'è la notizia. Poi, per una giornata intera, i ruoli si sono capovolti. La vera notizia è diventata lui. Almeno fino alla sospirata liberazione.

Avvenire 14/08/04

 

 

 




 

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