Colombia al voto

Domenica rinnovo di Parlamento e amministrazioni locali, un test in vista delle presidenziali di maggio. La nazione più vicina a Washington nella regione è divisa tra chi sostiene le politiche liberiste e chi spinge per maggiori protezioni sociali. Sullo sfondo l'eterno problema delle bande armate


Paolo M. Alfieri

Se anche il premio Nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez ha deciso di rendere pubblica la sua preferenza per le presidenziali del prossimo 28 maggio, è segno che la Colombia attraversa davvero un momento cruciale, visto che da più di un decennio il grande scrittore di Aracataca aveva rinunciato a manifestare le proprie convinzioni di partito. In attesa di capire se il favorito di "Gabo", il senatore del Partito liberale Rafael Pardo, sarà in grado di soffiare ad Alvaro Uribe la poltrona presidenziale, gli analisti guardano con attenzione alle elezioni legislative di domenica, quando 25 milioni di elettori colombiani saranno chiamati a rinnovare il Senato e la Camera dei deputati. I liberali dell'ex presidente Cesar Gaviria in campagna elettorale hanno spesso rimproverato a Uribe la poca chiarezza sui temi di politica sociale, mentre il Polo democratico, formazione di sinistra, si è proposto con grande enfasi come l'unico vero movimento riformista del Paese. Il voto è un test importante per lo stesso Uribe - ex liberale eletto da indipendente nel 2002 -, che potrà tastare il polso della "sua" Colombia, economicamente sempre più legata agli Usa, ancora alle prese con guerriglie interne "storiche" e tuttora baricentro mondiale del narcotraffico.
Il dibattito pubblico, negli ultimi tempi, è imperniato soprattutto su questioni di politica economica. Va ricordato che la Colombia rappresenta ormai uno degli ultimi bastioni della destra al potere in un contesto sudamericano che vede invece sugli scudi i vari Chavez in Venezuela, Lula in Brasile, Tabaré Vazquez in Uruguay, Kirchner in Argentina, Bachelet in Cile, Morales in Bolivia. Tutti leader che, seppur con le dovute differenze, hanno spesso rimarcato la loro distanza dagli States, mentre Uribe non esita a guardare a Washington, tanto che la Colombia è tuttora il terzo Paese al mondo per finanziamenti dagli Usa.
La recente firma di un Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti ha sollevato le proteste di una parte della società colombiana. In particolare, gli esponenti dei settori agricoli e farmaceutici hanno evidenziato che l'accordo penalizzerà le aziende locali, visto che l'ingresso massiccio nel mercato dei prodotti Usa potrebbe causare una caduta troppo repentina dei prezzi. Uribe si è sottoposto a una maratona televisiva di sette ore per difendere il Trattato, sostenendo che porterà beneficio alle esportazioni colombiane e, allo stesso tempo, "consentirà di importare dagli Usa a costi minori ciò di cui si ha bisogno". Altro nodo dell'asse Bogotà-Washington è il petrolio. I difficili rapporti con il Venezuela spingono infatti gli Usa ad abbeverarsi sempre di più alla fonte colombiana, tanto che ormai oltre la metà dei 530mila barili prodotti quotidianamente dalla Colombia finisce negli Usa.
Sul piano sociale, in molti rimproverano a Uribe i bruschi tagli al welfare, dovuti spesso al mantenimento del dispendioso apparato militare. Secondo l'ultimo rapporto del Departamento nacional de Planeaciòn, sebbene si sia registrato negli ultimi tre anni un leggero calo nell'indice di povertà del Paese, soprattutto nelle campagne - le aree più colpite dai conflitti interni - "mancano ancora adeguate politiche agricole, assistenza sociale e servizi di base". Il sindacato Central unitaria de trabajadores lamenta inoltre che la crescita del Pil ha favorito solo le classi più ricche e sottolinea che sono oltre 20 milioni i colombiani che vivono in miseria.
Il restringimento del divario economico sembra dunque una delle principali richieste che i cittadini pongono a Uribe. Dalla sua il presidente, la cui candidatura ad un nuovo mandato è stata resa possibile da una modifica legislativa ad hoc, può vantare comunque non solo il miglioramento dei rapporti con l'Esercito di liberazione nazionale (Eln) - i ribelli di sinistra attivi soprattutto nel Nord-Est con cui sono in corso colloqui a Cuba e che hanno annunciato una tregua in occasione delle elezioni - ma anche la smobilitazione di molti gruppi paramilitari di destra, che facevano capo all'organizzazione Autodifesa unita della Colombia (Auc).
La moltiplicazione di queste formazioni, nate soprattutto per difendere gli interessi dei latifondisti dagli attacchi della guerriglia, aveva avuto il suo apice negli anni Ottanta, quando la cosiddetta "disinfestazione" delle zone controllate dai ribelli causò la morte di migliaia di civili e gli sfollamenti forzati di interi villaggi (sono tuttora 3 milioni i rifugiati interni). Un rapporto pubblicato qualche giorno fa dal Consejo supremo de judicatura ha rivelato, però, che solo 27 degli oltre ventimila paramilitari smobilitati sono stati finora rinviati a giudizio per i gravi crimini commessi contro la popolazione, e che restano ignoti gli autori dei massacri più feroci. Sulla questione è intervenuta anche l'Onu, che ha chiesto ad Uribe che sia garantito "il diritto alla giustizia e al compenso delle vittime".
La vera spina nel fianco di Uribe, però, è rappresentata attualmente dalle marxiste Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), operanti in particolare al Sud, che hanno intensificato i loro attacchi proprio durante la campagna elettorale. Tra le ultime aggressioni quello del 27 febbraio, nel quale sono stati assassinati otto consiglieri comunali di Rivera e, il giorno prima, l'assalto ad un autobus a Puerto Rico, che ha causato la morte di nove passeggeri.
Uribe ha esortato i colombiani a "contestare attraverso il voto" i responsabili delle violenze, ricevendo in cambio dal fondatore delle Farc, il 77enne Manuel "Tirofijo" Marulanda, una risposta netta: "Fino a quando Uribe resterà al potere non ci sarà alcuna possibilità di accordo". Dopo le aperture dell'Eln e la smobilitazione delle Auc, le Farc potrebbero quindi restare, di qui a poco, gli unici attori di un conflitto ultradecennale a opporsi alla pace e alla riconciliazione nel Paese. Una posizione talmente isolata che, paradossalmente, finirebbe per favorire, invece che ostacolare, il consolidamento del potere del loro acerrimo avversario Uribe.

Avvenire 09/03/06




 

Indietro
Home page

[email protected]
Hosted by www.Geocities.ws

1