La lunga marcia della Cina verso l'oro nero africano

Paolo M. Alfieri


L'inesauribile sete petrolifera della Cina ha trovato da tempo fonti preziose in Africa. Dal Continente nero, infatti, Pechino importa un terzo del proprio fabbisogno di greggio, e la quota è destinata ad aumentare ulteriormente. Attualmente i migliori partner per i cinesi sono Sudan, Nigeria, Angola, Gabon e Algeria. Khartum esporta in Cina addirittura il 60% della propria produzione, l'Angola il 25%. In Nigeria, primo produttore africano di greggio e sesto esportatore mondiale, la compagnia cinese Cnooc ha appena acquistato il 45% di una licenza offshore nel Delta del Niger dalla locale South Atlantic Petroleum per 2,27 miliardi di dollari.
Numeri importanti, che rientrano in un disegno più globale con il quale la Cina è impegnata ad accreditarsi quale partner privilegiato del Continente nero, non solo a livello economico ma anche politico. Con l'aggiunte di un particolare. E cioè che le autorità cinesi sono disposte, più di altre, a soprassedere a questioni legate a trasparenza nella gestione dei ricavi, corruzione e rispetto dei diritti umani.
Si prenda il caso del Sudan. Molti osservatori ritengono che Pechino abbia fornito aiuti economici e militari a Khartum, grazie ai quali quest'ultimo ha potuto condurre assalti contro i ribelli del Darfur. Non sfugge, poi, che era stata proprio la Cina ad opporsi strenuamente in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite all'imposizione di sanzioni contro il governo sudanese.
Schema simile per l'Angola. Quando il Fondo monetario internazionale ha offerto al governo di Luanda una serie di prestiti in cambio di una verifica internazionale sui contratti petroliferi e di riforme a favore della popolazione, Pechino è intervenuta economicamente garantendo sussidi importanti per confermare lo status quo.
Riguardo alla Nigeria l'obiettivo è ancora più ambizioso. Abuja preme infatti per ottenere un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Dieci giorni fa il vice-ministro degli Esteri cinese, Li Zhaoxing, chiudendo un tour nel quale ha toccato sei Paesi del Continente nero, proprio dalla capitale nigeriana ha evidenziato che Pechino sostiene le aspirazioni dell'Africa sulla riforma delle Nazioni Unite.
Le necessità di mercato poggiano dunque su salde alleanze politiche. Lo stesso China's Africa Policy, diffuso da Pechino il 12 gennaio scorso, delinea una strategia di cooperazione a tutto campo che prevede tra l'altro, la creazione di una zona di libero scambio sull'asse Africa-Cina (a differenza di quanto accade con l'Occidente), e di evitare interferenze negli affari interni dei Paesi interessati.

Avvenire 27/01/06


 






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