Chagas, la malattia dimenticata

Chiamata anche "cimice dei letti", in America latina colpisce gli indigenti e provoca ogni anno 21mila vittime. Ma comprare il farmaco che la combatte può costare anche 100 dollari

Paolo M. Alfieri

E' la malattia dei poveri, degli indigenti, di tutti coloro che vivono in condizioni igienico-sanitarie precarie. E' nota come Morbo di Chagas, ma la locuzione più appropriata (e molto più difficile da tenere a mente) è Tripanosomiasi americana. Tecnicamente è una zoonosi, perché viene prevalentemente trasmessa all'uomo dalla puntura di un insetto, il Triatoma. In parole più semplici è la "cimice dei letti" a provocare ogni anno la morte di 21mila persone in tutto il continente latinoamericano. E' lungo questo territorio immenso, che va dal Sud degli Stati Uniti fino alla Terra del Fuoco, che il parassita prolifera. Prediligendo, e non è un caso, gli ambienti più ricchi di miseria. E' quella che gli esperti considerano, con una scelta dei termini rivelatrice, "una malattia socio-economica".
Certo, alcuni Stati sono riusciti in passato a sradicare il morbo. Grazie alla Southern Cone Iniziative, Uruguay e Cile (rispettivamente nel 1996 e nel 1999) sono stati dichiarati Paesi "Chagas-free", liberi dalla malattia grazie ad una massiccia polverizzazione di insetticidi in oltre otto milioni di abitazioni. I loro vicini, invece, non sono ancora riusciti a far fronte alla minaccia. Capita, ad esempio, che in alcuni Paesi l'accesso ai farmaci si trasformi in una corsa a ostacoli. Le due terapie maggiormente efficaci contro il parassita prevedono infatti l'uso del Nifurtimox e del Benznidazole (quest'ultimo ha dato buoni risultati anche nella prima fase di infezione). Ebbene, seppur entrambi i composti siano inclusi nella Lista dei farmaci essenziali (Lfe) stilata dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), spesso di essi non c'è traccia nelle Lfe di molti Stati latinoamericani.
Cosicché, anche in presenza della disponibilità del farmaco, gli alti prezzi diventano una barriera insormontabile per decine di migliaia di persone, con differenze abissali tra Paese e Paese. Secondo quanto riferisce l'organizzazione Medici senza frontiere (Msf) - che ha realizzato un documentario dal titolo "Chagas: una malattia dimenticata" - , mentre curare un bambino brasiliano con il Benznidazole costa l'equivalente di 5 dollari, il prezzo sale a 85 dollari per un bimbo argentino e fino a 99 per uno boliviano. Per inciso, se La Paz avesse accesso al prezzo brasiliano il risparmio per le casse statali toccherebbe i 2,4 miliardi di dollari all'anno.
Senza contare che grandi case farmaceutiche, per le quali gli indigenti affetti dal Chagas non costituiscono un mercato appetibile, hanno in passato sospeso la produzione dei medicinali. E' il caso della Bayer Argentina, che nel 1997 ha interrotto la produzione del Nifurtimox, ripresa poi nel 2001, e si è dovuta attendere la fine del 2004 per l'avvio delle trattative tra Bayer e Oms per un miglioramento nella distribuzione del farmaco.
Una via di uscita potrebbe essere rappresentata dall'impiego di medicinali generici, a condizione che le multinazionali farmaceutiche, come è già avvenuto in alcuni casi, rinuncino ai propri brevetti. Ma è una strada comunque tortuosa, che deve tenere conto dei differenti poteri contrattuali dei singoli Paesi. Nonché delle incognite di un dibattito in atto (privilegiare la prevenzione o il trattamento?) dagli esiti incerti.

Avvenire 20/10/05

Si trasmette con la puntura di un insetto.

L'Organizzazione mondiale della sanità stima che 18 milioni di persone siano affette dal Morbo di Chagas e che altre 100 milioni siano a rischio in tutta l'America latina. Ogni anno le vittime sono oltre 20mila, e 200mila i nuovi contagi. L'80% di essi ha luogo con la "trasmissione per vettore", ovvero con la puntura di un insetto, il Triatoma, che causa una lesione attraverso la quale il parassita Tripanosoma cruzi penetra nei tessuti. Il 15% dei contagi si verifica con la trasfusione di sangue contaminato, mentre il restante 5% è causato dalla trasmissione madre-figlio. Dopo l'incubazione si distinguono tre fasi. Quella "acuta", che dura fino a 8 settimane, è caratterizzata da arrossamenti della pelle. Molte persone contagiate restano invece per tutta la vita nella fase "indeterminata" senza troppe conseguenze. Più grave è la fase "cronica", che si manifesta nel 30% dei pazienti, anche a distanza di molti anni dall'infezione. Per queste persone, affette da varie patologie, l'aspettativa di vita si riduce in media di 9 anni.

(P.M.Al.)
Avvenire 20/10/05


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