Centrafrica, siglato accordo di pace

Paolo M. Alfieri

Il governo della Repubblica centrafricana e i ribelli dell'Unione delle forze democratiche (Ufd) hanno siglato l'altra sera a Birao, contesissima città nel nord-est del Paese, un cruciale, e quanto mai inatteso, accordo di pace. Negli ultimi mesi la tensione tra l'esercito regolare e i miliziani era aumentata a dismisura, con continui attacchi e controffensive. La situazione era diventata talmente instabile che l'Onu avevano paventato l'imminenza di una vera e propria "tragedia". Per questo motivo, alla luce degli accordi raggiunti, gli osservatori parlano ora di una svolta "significativa", che potrebbe peraltro avere positive ricadute anche sulle crisi nelle regioni confinanti del Ciad e del Darfur, i cui conflitti negli ultimi mesi si sono pericolosamente intrecciati alle tensioni centrafricane.

L'intesa in dieci punti tra l'Ufd e il presidente François Bozizé prevede, accanto all'abbandono delle armi, l'inserimento dei miliziani nelle forze armate regolari e l'amnistia per i loro leader. L'ormai ex gruppo ribelle, che aveva finora accusato di malaffare il presidente Bozizé, verrà inoltre riconosciuto come partito politico. "E' giunta l'ora di unire le nostre forze per la ricostruzione del Paese", ha detto con tono solenne Damane Zakaria, leader dell'Ufd. A far da "padrini" nel corso della cerimonia che ha ufficializzato l'accordo, anche ufficiali dell'ex madrepatria francese ed esponenti della Comunità degli Stati dell'Africa centrale.

Due mesi fa Bozizé, al potere dal 2003, aveva raggiunto un accordo anche con gli altri ribelli del Fronte democratico di liberazione del popolo centrafricano. L'Ufd aveva invece continuato la lotta armata. Ai primi di marzo l'ultima offensiva, respinta dall'esercito, contro la città di Birao. Ben il 98% dei residenti fu costretto a fuggire da questa località strategica, trasformatasi nell'ultimo mese in una vera e propria "città fantasma".

In totale nell'ultimo anno l'Onu ha censito nel Paese 280mila profughi (molti fuggiti in Ciad e Sudan), un dato tre volte superiore a quello dei dodici mesi precedenti. L'Unicef, appena una decina di giorni fa, ha parlato dell'imminenza di un "disastro umanitario", ricordando che finora sono stati raccolti soltanto 2,5 dei 12 milioni di dollari chiesti dall'Onu per le operazioni umanitarie. L'intesa di pace servirà anche a favorire il ritorno degli sfollati ai propri villaggi e la distribuzione degli aiuti, ma gli osservatori ricordano che nel Nord sono comunque ancora attive altre piccole formazioni ribelli, che potrebbero mettere una volta ancora a rischio la definitiva pacificazione del Paese.



Avvenire 15/04/07



 






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