Da
Kabul l'emozione di Najiba: "Eccola, è Clementina"
La giornalista della "Voce delle donne": "Il rilascio
era nell'aria"
Paolo M. Alfieri
"Eccola Clementina, ma allora
è proprio vero". Il segnale da Kabul è disturbato ma
il misto di stupore e gioia si avverte in modo netto, chiarissimo. "Sto
guardando la diretta di Kabul Tv. Clementina è stata portata al
ministero dell'Interno, ha un bellissimo velo azzurro. Ci sono molti giornalisti.
Sono contentissima per la sua liberazione: è una notizia che abbiamo
accolto con gioia immensa".
Il tono di Najiba Maram è raggiante. È il tono di chi sente
quasi come una vittoria personale la liberazione della cooperante italiana.
L'"arma" che Najiba ha avuto a disposizione durante questi 24
lunghissimi giorni di angoscia è una piccola stazione radiofonica,
"La voce delle donne", un'emittente che gestisce da qualche
mese a Kabul insieme ad altre undici giornaliste. "Proprio oggi (ieri
per chi legge, ndr) avevamo avuto conferma dalle autorità che il
sequestro era agli sgoccioli - spiega Najiba ad Avvenire pochi minuti
dopo la liberazione della cooperante italiana - Abbiamo seguito questa
vicenda fin dall'inizio, trasmettendo numerosi servizi nei nostri notiziari,
fortunatamente senza subire minacce o pressioni da gruppi fondamentalisti.
Per tutto questo tempo abbiamo cercato di far capire ai nostri ascoltatori
l'insensatezza di quanto è accaduto. E abbiamo spiegato che progetti
come quello di Clementina a favore delle vedove sono di importanza vitale
in un Paese in cui problemi economici, di sicurezza e di analfabetismo
spingono le donne ai margini della società".
La voce di Najiba non può non tradire la delusione e la rabbia
per un sequestro che ha screditato l'immagine dell'Afghanistan agli occhi
del mondo. "Sono atti che tutti gli afghani devono condannare con
fermezza - continua la giornalista - Il rapimento è un'azione che
va contro la nostra cultura e la nostra religione. Un vero credente islamico
non potrebbe mai tenere sotto sequestro qualcuno, specialmente una donna.
Per questo tutta la società civile ha chiesto immediatamente la
liberazione di Clementina". Chiediamo a Najiba se si sia fatta un'idea
delle motivazioni dietro questo sequestro. "Credo sia difficile arrivare
alla verità. Quel che è certo è che nessuno si illude
che dopo 25 anni di guerra tutto possa funzionare alla perfezione in questo
Paese. La stessa ricostruzione richiederà diversi anni, così
come il cambiamento della mentalità nei confronti delle donne.
Proprio per questo abbiamo bisogno di progetti ben costruiti e miranti
al lungo termine. Abbiamo bisogno di normalità. E, soprattutto,
di pace".
Avvenire 10/06/05
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