Cambogia,
blitz all'asilo: liberi 28 bimbi
Morto un piccolo alunno canadese, in salvo italiano di tre
anni. In ostaggio dei banditi per 6 ore in una scuola internazionale. Paco
Rusconi salvato dal padre: "Sta bene, era spaventato dagli spari".
L'intervento delle forze speciali dopo il tentativo di fuga. Due rapitori
restano uccisi nell'assalto, gli altri quattro vengono bloccati. Le autorità
locali escludono il movente politico.
Paolo M. Alfieri
Paco ha tre anni e chissà
cosa ricorderà di questa giornata quando sarà grande. Chissà
se riuscirà a rimuovere il rumore di quegli spari e la paura vissuta
ieri insieme ai suoi compagni di classe. Piccoli, piccolissimi. Come lui.
Americani, svizzeri, giapponesi, irlandesi, indiani. Tratti somatici diversissimi
e una brutta avventura in comune. Di certo Paco non potrà scordare
le braccia di suo padre, la disperazione e il coraggio con il quale lo
ha strappato via dall'incubo che lo aveva tenuto prigioniero per sei lunghissime
ore, quando il mondo ha visto materializzarsi il fantasma di una nuova
Beslan.
A Siem Reap, piccolo centro cambogiano formato da un agglomerato di vecchi
villaggi, sono le nove del mattino quando per gli alunni della International
School una normale mattinata di scuola assume i connotati del terrore.
Sei uomini armati e mascherati fanno irruzione nell'istituto, prendendo
in ostaggio una settantina di bambini di età compresa tra i due
e i sei anni. Sono figli della numerosa comunità straniera che
lavora nella ricca industria del turismo locale, in gran parte nei numerosi
alberghi che sorgono nei dintorni dei celebri templi Khmer di Angkor Wat.
Tra loro c'è anche Paco.
Il commando rilascia quasi immediatamente una quarantina di bambini, ma
in cambio della liberazione degli altri 29 ostaggi chiede un riscatto
di 30mila dollari, armi e un pullmino per la fuga. All'esterno le forze
speciali circondano l'edificio, isolano la zona, studiano piani d'intervento.
Sono arrivati anche molti dei genitori dei piccoli ostaggi. Non possono
che ascoltare, inermi e angosciati, i pianti dei loro bambini, mentre
le autorità non escludono che il sequestro sia opera di un gruppo
terroristico.
A un certo punto la trattativa per il rilascio sembra sbloccarsi. Ai rapitori
vengono consegnati i soldi e il pullmino, ma niente armi. È un
attimo, parte una serie di colpi di arma da fuoco. Due rapitori cercano
di uscire dal retro dell'edificio, ma vengono raggiunti dai proiettili.
Gli altri quattro provano ad abbandonare la scuola a bordo del mezzo ottenuto,
portandosi dietro un gruppo di ostaggi.
Scatta il blitz delle forze speciali. Infuria la sparatoria. Gli agenti
sfondano con il calcio dei fucili i vetri del pullmino. È a questo
punto, nella confusione più totale, che la guida turistica Oliviero
Rusconi interviene e riesce, sotto decine di proiettili vaganti, a strappare
via dal mezzo il figlio. Insieme a Paco riescono miracolosamente a salvarsi
anche gli altri bambini. Tutti tranne uno, un piccolo canadese di cinque
anni. Ucciso durante il sequestro davanti ai suoi compagni. "Perché
piangeva troppo", sostengono fonti locali.
I rapitori vengono bloccati. Sono giovanissimi, tutti cambogiani. Il capo
del gruppo ha 23 anni, ricercato per furti e rapine. I suoi complici sono
appena adolescenti. Hanno rischiato il linciaggio. Motivazioni politiche
dietro il loro gesto? Nessuna, secondo le autorità cambogiane.
L'unico movente che sembra reggere è quello economico. E d'altronde
da queste parti dove vaste fasce della popolazione vive in condizioni
di estrema indigenza, la presa di ostaggi è un espediente abbastanza
comune per procurarsi soldi.
"Paco adesso sta bene e sta riposando. Ha detto di aver sentito "bum
bum, bam bam"", ha riferito Oliviero. Chissà che al risveglio
l'intera vicenda non gli appaia solo come un bruttissimo sogno.
Avvenire 17/06/05
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