Bush, le decisioni nei 4 anni

Paolo M. Alfieri

I primi 6 mesi - Sì allo scudo spaziale
Anche prima dell'11 settembre, la politica di George W. Bush è tesa ad incrementare la sicurezza del territorio americano. Va in questa direzione il suo proposito di dotare gli Stati Uniti di un imponente scudo spaziale, nel timore che la minaccia più incombente per il Paese sia costituita da attacchi missilistici condotti dal cielo. Lo scudo permetterebbe, grazie a un sofisticato sistema di radar, di formare una barriera assolutamente invalicabile. Sono in molti, però, i Paesi alleati degli Usa che negano a Bush il loro sostegno nel progetto. A far discutere, durante i primi mesi di George W. alla Casa Bianca, è anche la mancata sottoscrizione del protocollo di Kyoto, l'accordo internazionale con il quale vengono posti limiti all'emissione di gas inquinanti per evitare l'avanzare dell'effetto serra sull'ambiente. Bush ritiene infatti il documento lesivo degli interessi nazionali americani.

11 Settembre - La lotta al terrorismo
Gli attacchi terroristici dell'11 settembre hanno cambiato in maniera decisiva l'agenda di Bush. La politica del disimpegno internazionale che il presidente avrebbe voluto adottare si dissolve quel giorno insieme alla vita di oltre 3mila americani. Diventato improvvisamente <presidente di guerra>, Bush mette la lotta al terrorismo al centro del suo mandato, intimando a tutti gli <Stati canaglia> - tra i quali cita l'Afghanistan, l'Iran, l'Iraq, il Sudan e la Corea del Nord - di troncare il loro sostegno ai gruppi del terrore, sotto la minaccia di un intervento militare Usa sorretto da un livello di popolarità che sfonda il muro dell'80%. A far impennare il consenso intorno a Bush contribuisce in maniera notevole l'immagine del presidente che cammina tra le macerie di Ground Zero.

Afghanistan - La caccia a Benladen
All'indomani dell'11 settembre i sospetti più pesanti sugli autori degli attacchi sono rivolti al network di al-Qaeda e al suo leader, lo sceicco Ossama Benladen. Le fonti di intelligence indicano nell'Afghanistan governato dal regime taleban il maggior fiancheggiatore del gruppo terrorista. Dopo un ultimatum di tre settimane, la sera del 7 ottobre Bush, in diretta televisiva dalla Treaty Room, annuncia alla nazione che l'aviazione Usa ha dato il via alle operazioni belliche in Afghanistan. Oltre quaranta Paesi in Medio Oriente, Africa, Europa, Asia, hanno concesso la disponibilità del loro spazio aereo o di terra alle truppe Usa. Una dopo l'altra, con una facilità che forse nemmeno Bush aveva previsto, cadono tutte le città afghane. Kabul viene liberata dall'oppressione taleban il 13 novembre. Ma Benladen sfugge alla cattura.

Verso Baghdad - Cambio di regime in Iraq
Bush mette nel mirino della sua politica estera la deposizione del presidente iracheno Saddam Hussein. A Saddam viene imputato il possesso di armi di distruzione di massa, nonché uno stretto legame con gli attacchi dell'11 settembre. A differenza di quanto accaduto per l'Afghanistan, però, Paesi importanti come Francia e Germania si oppongono a un intervento armato, e la loro posizione trova appoggi importanti alle Nazioni Unite. Al fianco degli Stati Uniti sono invece Gran Bretagna, Italia, Spagna e una manciata di Stati più piccoli. Nonostante anche gli ispettori dell'Onu confermino di non aver trovato in Iraq tracce di armi di distruzione di massa, la notte tra il 18 e il 19 marzo 2003 Bush decide di dare il via alle operazioni militari. Per far cadere Baghdad saranno sufficienti tre settimane, ma i problemi veri per l'esercito Usa cominciano dopo: con una serie impressionante di attentati, l'Iraq si rivela infatti un pantano infido alla pari di quello del Vietnam.

L'economia - I tagli alle tasse
Misura principale adottata da George W. Bush in ambito economico è stato il taglio drastico delle imposte. Quella del 43esimo presidente americano è stata infatti la più imponente riduzione fiscale nella storia Usa: nelle tasche dei cittadini resteranno fino al 2007 oltre 350 miliardi di dollari, che entro dieci anni diventeranno 1350. A questo Bush ha aggiunto una riforma del sistema sanitario nazionale che prevede, in dieci anni, lo stanziamento di 500 miliardi di dollari a favore delle cure dirette agli anziani, oltre a un aumento dei finanziamenti alle scuole indirizzato al recupero degli studenti rimasti indietro nella formazione. I critici della gestione <spendacciona> di questa amministrazione hanno puntato il dito contro l'impennata registrata dal deficit nazionale, gravato anche dei costi sostenuti da Bush per la salvaguardia della sicurezza nazionale, cresciuti del 27,3% dopo l'11 settembre.

Avvenire 02/11/04







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