| Arabia
Saudita, la lotta per il voto delle donne di Riad
E' una battaglia difficile
da vincere quella delle 13 milioni di saudite che rivendicano il voto
alle amministrative di novembre. Il ministro della Difesa Sultan: "Non
siamo pronti a cambiamenti troppo repentini".
di Paolo M. Alfieri
Probabilmente i loro sforzi alla
fine saranno stati vani. Eppure loro, le donne di Riad e di tutto lo sterminato
regno saudita, la loro battaglia la stanno combattendo con onore. È
la battaglia di chi rivendica con forza il diritto a esserci, il prossimo
novembre. A poter esprimere nel segreto dell'urna il proprio voto nelle
prime elezioni amministrative della storia del Paese.
Certo, tutto al momento sembra andare contro le aspettative degli oltre
13 milioni di donne saudite. L'orientamento degli al-Saud, una delle
più conservatrici tra le dinastie regnanti nel Golfo, sembra
infatti essere quello di ammettere al voto soltanto i cittadini maschi
che abbiano compiuto 21 anni ed escludere le donne, insieme ai militari
e agli impiegati delle varie municipalità. Una posizione che
mostrerebbe i primi limiti delle tanto sbandierate riforme in senso democratico
del principe ereditario Abdullah, attuale capo del governo.
"La società non riesce ad accettare che la donna possa partecipare
alla vita politica - ha affermato Nahid Bashtab, presidentessa del Centro
informativo della donna saudita - ma noi non possiamo permettere all'uomo
di decidere anche sulle scelte politiche che ci riguardano".
La monarchia ha replicato alle critiche sostenendo che il progetto riformista
della società saudita va attuato con gradualità per il
bene della stabilità del Paese. In un'intervista al quotidiano
"al-Riad", il ministro della Difesa e vice primo ministro, principe
Sultan, ha dichiarato che la popolazione "non è pronta a riforme
troppo repentine" e che il governo sta avviando mutamenti "adatti
alla realtà del Paese".
Tra i timori di Riad c'è anche un possibile rovesciamento della
monarchia sotto le spinte degli ultra riformisti, e le sue imprevedibili
conseguenze nell'odierna fase di lotta al terrorismo, che vede la stessa
famiglia regnante in una difficile posizione.
Le elezioni che si svolgeranno dopo la fine del Ramadan - e quindi nella
seconda metà di novembre - consentiranno comunque, per la prima
volta, l'elezione diretta del 50% dei membri di 178 consigli municipali
in 13 regioni del Paese, mentre il rimanente 50% verrà scelto tra
intellettuali e professionisti dal ministro degli Affari municipali.
Tra una settimana il governo lancerà una vasta campagna mediatica
con la quale spiegherà ai cittadini le modalità del voto,
mentre un gruppo di ispettori delle Nazioni Unite ha già visitato
il Paese per visionare il processo di registrazione dei candidati,
la preparazione delle liste elettorali e altri aspetti tecnici.
Il principe Abdullah ha inoltre dichiarato che le elezioni municipali
saranno seguite, nell'arco di qualche anno, da quelle dei consigli regionali
e dalle elezioni parlamentari. Un'"apertura" che rischia però
di scontrarsi, in primo luogo, con la "chiusura" e lo stretto
regime di polizia che è stato imposto nel Paese dopo i recenti
attacchi e le continue minacce portate da al-Qaeda e dal suo leader, saudita,
Ossama Benladen. Un ciclo di riforme storiche, che rischia anche di
lasciare loro, le donne di Riad, sempre un passo indietro rispetto al
futuro del Paese.
Avvenire 21/08/04
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