| Allarme
attentati anti Usa in Arabia L'ambasciata americana a Riad ha avvertito della possibilità di un attacco imminente e invitato i cittadini statunitensi a "prendere le precauzioni necessarie". Pur non essendo in possesso di dettagli specifici, la rappresentanza diplomatica ha confermato l'esistenza di un piano che mira a colpire il regno saudita Paolo M. Alfieri L'ultimo allarme terrorismo arriva dall'Arabia Saudita. L'ambasciata statunitense a Riad ha infatti avvertito ieri tutti i cittadini Usa residenti nel Paese del pericolo di nuovi attentati. Il messaggio rilasciato dalla rappresentanza diplomatica sollecita a "mantenere alto il livello di allerta" e a "prendere le precauzioni necessarie per la sicurezza". L'ambasciata ha precisato di non essere in possesso di informazioni dettagliate su tempi, obiettivi e metodi di un eventuale attentato, ma ha sottolineato di avere ricevuto informazioni sull'esistenza di un piano operativo che mira a "colpire il regno con uno o più attacchi terroristici". Tra le raccomandazioni suggerite dall'ambasciata ai cittadini Usa, quella di "essere prudenti all'interno di centri commerciali e edifici frequentati da occidentali", nonché il "mantenimento di un basso profilo" e il cambiamento di "orari e percorsi di viaggio". Fonti americane hanno comunque precisato che né l'ambasciata né il consolato americano che hanno sede nella capitale saranno chiusi al pubblico. Le autorità saudite non hanno al momento confermato l'esistenza di un pericolo imminente, ma una fonte della sicurezza ha sottolineato che in passato numerosi allarmi lanciati dalle rappresentanze occidentali presenti nel Paese sono risultati privi di fondamento. Da tempo il governo di Riad ha investito grandi risorse nella lotta al terrorismo. Negli ultimi due anni gli scontri tra forze di sicurezza e gruppi eversivi - guidati dai cosiddetti "mashayekh annahda", gli "sceicchi della rinascita" che mirano a destabilizzare la famiglia reale filo-occidentale - hanno causato la morte di oltre un centinaio di estremisti. L'impegno saudita non è stato comunque sufficiente ad evitare una serie di attentati costati la vita a decine di persone, tra cui molti stranieri, e danni per un valore di 270 milioni di dollari. Lo scorso dicembre il consolato Usa di Gedda, sul Mar Rosso, fu bersaglio di un attacco rivendicato dalla fazione saudita di al-Qaeda. Fu il primo attentato a una rappresentanza diplomatica straniera nel regno wahabita: a restarne vittima furono cinque funzionari non americani dello staff consolare. Poche settimane fa le forze di sicurezza hanno ucciso un marocchino, Mohammad Ibrahim al-Hayyari, ricercato come presunto capo dell'organizzazione locale di al-Qaeda. Nel giugno del 2004 stessa sorte era toccata ad Abdul Aziz al-Muqrin, anch'egli ritenuto tra i massimi dirigenti del network del terrore in Arabia Saudita. Al-Muqrin restò ucciso in un blitz insieme a tre miliziani, dopo un'ondata di attacchi terroristici culminata con la decapitazione di un ingegnere americano. Secondo quanto riportato da fonti ufficiali, le forze di sicurezza saudite avrebbero ucciso o arrestato tutti i super ricercati, tranne 3, di una lista di 26 persone pubblicata a fine 2003. Nel mese scorso, pero', è stato diffuso un altro elenco di 36 ricercati ai quali si sta ancora dando la caccia. Dal Palazzo di vetro di New York, intanto, è giunta una decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che invita la comunità internazionale a bloccare gli asset del Movimento per la riforma islamica in Arabia, un gruppo saudita di opposizione che ha sede in Gran Bretagna e che è accusato di avere legami con al-Qaeda. Il Consiglio ha dato così il via libera ad una proposta promossa nei giorni scorsi da Washington, Londra e Riad, che avevano già messo al bando la struttura guidata da Saad al-Fagih. Avvenire 21/07/05
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