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altre Afriche Tre spiragli di pace nel buio delle guerre. Da Khartum, Lomè e Kinshasa arrivano i primi timidi squilli di una musica nuova per il Continente più martoriato del pianeta. Il processo di pace appare lungo ma irreversibile. Paolo M. Alfieri Ci sono Paesi dove le strade non sono più strade ma sentieri della sopravvivenza. Paesi dove l'assassinio di un presidente, un voto irregolare, lo sfruttamento delle risorse naturali hanno causato conflitti e distruzione, dolore e morte. Eppure anche qui, in territori sconvolti da anni di anarchia e dispotismo, qualcosa è destinato a cambiare. Ci sta provando il Sudan, dove ieri ha prestato giuramento il primo governo di unità nazionale sorto sulle ceneri di 20 anni di guerra civile. Ci sta provando il Togo, nonostante un 2005 all'insegna dell'instabilità. E le attese non mancano nella Repubblica democratica del Congo, il gigante ferito da quella che venne definita "guerra mondiale africana". A Kinshasa, è vero, nessuno può azzardare previsioni facili. Ma le aspettative non possono essere troppo modeste, dopo l'adozione della nuova Costituzione (che sarà sottoposta a breve a un referendum confermativo) e l'avvio del processo elettorale che porterà al voto presidenziale e parlamentare entro il giugno del 2006. L'importanza della Costituzione risiede soprattutto nel riconoscimento di tutte le etnie presenti nel Paese, un elemento sul quale si punta per reprimere la tentazione di nuove prevaricazioni a sfondo razziale. Nuove leggi, dunque, e nuovi simboli. Appena due giorni fa, un vero e proprio "mercato della pace", dove avverranno scambi commerciali tra comunità diverse, è stato inaugurato a Bunia, nell'Ituri, la località nella quale i gruppi lendu ed hema si incontrarono nel 2003 per mettere fine agli scontri interetnici. La pacificazione non è lontana nemmeno per il Togo, dove torneranno presto le migliaia di persone che abbandonarono il Paese in seguito ai violenti scontri dello scorso aprile, quando Faure Gnassingbe si aggiudicò la presidenza nonostante le contestazioni dell'opposizione guidata da Gilchrist Olimpio. I due leader si sono incontrati poche settimane fa a Roma grazie alla mediazione della comunità di Sant'Egidio, mettendo da parte gli egoismi individuali e aprendo uno spiraglio importante alla riconciliazione nazionale. Sono storie diverse, per origini, cause, sviluppi. Come lo sono quelle dell'Angola, della Sierra Leone, del Mozambico, fino a non molto tempo fa sinonimi di violenza. Come quella del Burundi, che ha appena eletto il primo presidente dopo 12 anni di guerra e 300mila morti. O della Liberia, attesa al voto il prossimo mese. Storie diverse, ma per ognuna di esse si può guardare al futuro con grande speranza. Lì dove prima c'era solo violenza, oggi si parla, finalmente, di dialogo e pace. Avvenire 23/09/05 |
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