| Rumsfeld:
"L'Afghanistan non dovrà temere per le elezioni"
Il segretario alla Difesa
degli Stati Uniti si mostra sicuro sul regolare svolgimento delle elezioni
e lancia la sfida alle cellule terroristiche che operano nel Paese
di Paolo M. Alfieri
"Il progetto di al-Qaeda
di sabotare le elezioni in Afghanistan è destinato al fallimento".
Il tono del ministro della Difesa americano Donald Rumsfeld è fermo,
risoluto. È il tono di chi sa che sulla buona riuscita delle prossime
presidenziali di ottobre - le prime consultazioni dell'epoca post-taleban
- il Pentagono si gioca una buona fetta di credibilità nella lotta
al terrorismo globale.
Il suo arrivo a Kabul, ieri, è stato una mossa a sorpresa. "Sappiamo
che i fondamentalisti sono determinati a evitare che l'Afghanistan sia
una nazione libera. Ebbene, non ce la faranno", ha sottolineato Rumsfeld
senza incertezze. E a chi gli faceva notare che negli ultimi mesi gli
episodi di violenza da parte della guerriglia si sono ripetuti nel Paese
senza sosta - in particolare nei pressi degli uffici preposti alla
registrazione degli elettori- il segretario alla Difesa replicava che
gli attacchi non hanno comunque minato la volontà di partecipazione
della popolazione al processo consultivo.
Gli ultimi dati parlano infatti di 9 milioni di persone(il 90%
del totale) già registratesi per il voto. Una quota che Rumsfeld
ha definito "un incredibile successo", prima di rilanciare
la sfida ad al-Qaeda: "Più grandi sono i loro gruppi, più
grosso - e quindi più facile - diventa il bersaglio".
Due giorni fa, dall'Oman, lo stesso Rumsfeld aveva puntato il dito contro
il problema del commercio illegale dell'oppio, sottolineando come
il traffico di droga sia uno dei più pericolosi canali di finanziamento
dei taleban.
Durante l'incontro nella capitale afghana con il presidente ad interim
Hamid Karzai e con il ministro della Difesa, Mohammad Qasim Fahim, Rumsfeld
ha poi discusso la nuova strategia da attuare contro la guerriglia. Subito
dopo si è spostato in elicottero a Jalalabad, per una visita
al contingente militare a guida americana. Un totale di quasi 20.000
uomini impegnato a stanare membri di al-Qaeda soprattutto a Sud e ad Est.
Nei prossimi giorni è previsto un graduale aumento del numero dei
militari Nato inglobati nell'Isaf, la forza multinazionale che opera nel
Paese. Si passerà da 6.500 a 8.500 soldati, in seguito all'accordo
raggiunto dai membri dell'Alleanza Atlantica nel vertice di fine giugno
a Istanbul. La vera novità è rappresentata dal fatto che
l'Isaf allargherà il suo raggio di azione anche al di là
della periferia di Kabul. La situazione della sicurezza nella capitale
è infatti nettamente migliore rispetto al resto del Paese, dove
rimangono forti le sacche della guerriglia. E dove anche i "signori
della guerra" sono tornati a imporre con la violenza il loro potere.
Alcuni di essi figurano addirittura nella lista dei 18 candidati ammessi
alle presidenziali, come il generale uzbeko Abdoul Rashid Dostom e
lo sciita hazara Mohammad Mohaqiq. Numerose sono state le proteste contro
la loro candidatura, ma la commissione elettorale ha comunque ritenuto
le accuse non sufficienti per escluderli dalla competizione.
Tagliati fuori invece 5 candidati che risultavano iscritti nella lista
provvisoria di fine giugno redatta prima delle ultime verifiche costituzionali.
Il presidente ad interim Hamid Karzai rimane il favorito, anche
se nessuno attualmente è in grado di pronosticargli un comodo successo.
Soprattutto a causa della crescente popolarità dell'ex ministro
dell'Educazione, il tagiko Yunus Qanooni. Le Nazioni Unite, incaricate
di vigilare sul voto, hanno annunciato che il termine ultimo per le registrazioni
degli elettori scadrà il 15 agosto. Dopodiché gli afghani
dovranno attendere fino al 7 settembre, data di apertura della campagna
elettorale, per conoscere nel dettaglio i programmi dei candidati. Poi
la parola passerà alle urne: saranno circa 5.000 i seggi elettorali
aperti il 9 ottobre nelle 34 province del Paese.
Avvenire 12/08/04
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