L'Afghanistan "dimenticato"
chiede aiuto


Accorato appello del presidente Karzai al summit di Istanbul: "Abbiamo bisogno di sicurezza ora, non domani, per favore, rispettate gli impegni presi". Ma sull'invio della nuova forza Nrf della Nato c'è l'altolà della Germania e le riserve della Francia. Ombre anche sulle prime elezioni libere programmate per settembre.

di Paolo M. Alfieri

"Abbiamo bisogno di sicurezza ora, non domani. Per favore, rispettate gli impegni assunti". Ha scelto il palcoscenico il più visibile possibile il presidente afghano Hamid Karzai per lanciare il suo accorato appello. A Istanbul, rivolto ai partecipanti al Consiglio di partenariato euroatlantico (Cpea), che riunisce i rappresentanti dei 46 Paesi membri o partner della Nato, prima si è detto soddisfatto della decisione dell'Allenza atlantica di aumentare la sua presenza militare in Afghanistan, poi, però, ha chiesto con forza che il dispiegamento delle truppe sul terreno avvenga il prima possibile. E cioè in netto anticipo rispetto alle elezioni presidenziali in programma a settembre.

Karzai si è detto "certo" che un maggior impegno degli alleati "consentirà di rafforzare il sentimento di sicurezza" nel Paese e ha respinto con decisione l'ipotesi di rinviare l'importante appuntamento elettorale, le prime consultazioni libere dell'era post-taleban, a causa dei recenti sanguinosi attacchi dei militanti di al-Qaeda.

Karzai ha poi sottolineato che la popolazione afghana sta rispondendo con coraggio alle minacce terroristiche, e a dimostrazione di ciò sbandiera i dati dei cittadini registratisi negli uffici elettorali: sarebbero già 5,2 milioni a fronte di un totale dell'elettorato pari a circa 9,5 milioni di persone.

Eppure le divergenze che hanno segnato il vertice Nato di Istanbul anche sul tema della presenza degli uomini della Nato in Afghanistan fanno ritenere che l'appello di Karzai sia destinato a cadere nel vuoto. Se è vero infatti che durante il summit si è deciso di aumentare da 6.500 a 10.000 unità il numero dei militari Nato, è anche vero che il presidente francese Jacques Chirac si è affrettato a respingere con decisione l'impiego in Afghanistan della nuova forza di reazione rapida dell'Alleanza, la Nrf. Ovvero una forza militare comprendente un numeroso contingente francese che nei piani di Chirac dovrebbe essere usato solo nel caso di una "seria crisi di sicurezza".

Sulla posizione della Francia hanno giocato di sponda anche Spagna e, soprattutto, Germania. Il cancelliere Gerhard Schroeder ha infatti messo in chiaro che nessun altro militare tedesco si aggiungerà al contingente già presente in Afghanistan impegnato in operazioni di peace-keeping. "La Germania è già avanti e più avanti di così non possiamo andare", ha chiosato Schroeder.

Sembra dunque ricompattarsi quell'asse franco-tedesco che da oltre un anno è la spina nel fianco della politica estera Usa. La posizione di Chirac e Schroeder complica infatti i piani degli Stati Uniti, costretti ora a forzare i giochi in seno all'Alleanza atlantica. Fonti americane hanno riferito che il segretario alla Difesa Usa Donald Rumsfeld, durante una riunione con i ministri della Difesa alleati, avrebbe lanciato l'ipotesi di utilizzare il Comitato di Difesa Nato, nel quale la Francia non è presente in quanto non fa parte della struttura militare integrata dell'Alleanza, per autorizzare l'uso in Afghanistan della Nrf. Il rischio di nuove rotture è dunque alto.

All'appello di Karzai si è aggiunto quello meno diplomatico del portavoce del ministero della Difesa afghano Zahir Azimy, che ha dichiarato che "l'impegno della Nato non è sufficiente. Ci aspettiamo di più". Dal canto suo George W. Bush sa di giocarsi proprio sulla buona riuscita delle elezioni afghane - che bilancerebbe gli affanni americani in Iraq - una discreta fetta delle sue chance di conferma alla Casa Bianca. Sarà stato proprio a causa delle nuove complicazioni della situazione in Afghanistan che l'ambasciatore Usa a Kabul si è affrettato ieri a sottolineare che "non c'è una relazione diretta tra i due appuntamenti elettorali".

Avvenire 30/06/04













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