Costituzione Ue, l'Olanda ha "paura" di votare sì

Lo choc seguito all'omicidio del regista Van Gogh e il moltiplicarsi di atti vandalici ha fatto vacillare il mito del Paese multiculturale e tollerante. Il risultato rischia comunque di essere pesantemente influenzato dall'esito della consultazione francese di domenica. I sondaggi rivelano che il 54% si orienterà per il "no". Le rassicurazioni dell'esecutivo: "Saremo più sicuri approvando la Carta"

Paolo M. Alfieri

La roulotte è azzurra e ha impresse sulle fiancate le stelle gialle dell'Unione. In tutto una decina di volontari, provenienti dalle fila dei "Giovani democratici", con un obiettivo ambizioso. Un tour attraverso tutta l'Olanda per promuovere la vittoria del "si" al referendum del 1 giugno sulla Costituzione europea. Gli avversari sono temibili. Come quel Geert Wilders considerato l'erede naturale di Pim Fortuyn, il leader populista ucciso alla vigilia delle elezioni del 2002. "Wilders usa la paura, sostenendo che la Costituzione aprirà le porte dell'Unione alla Turchia e tira in ballo la questione dell'identità nazionale minacciata dall'integrazione europea", è il refrain dei giovani attivisti.
Parole che riecheggiano i recenti interventi del primo ministro, Jan Peter Balkenende, che ha definito "senza fondamento" le tesi dei sostenitori del "no" sulla temuta "invasione islamica". Nella sua battaglia a favore del Trattato il premier non è solo. A sostenerlo è addirittura l'85% del Parlamento, in un'alleanza che va dai cristiano-democratici ai liberali, dai centristi ai verdi fino ai laburisti, il cui leader, Wouter Bos, ha annunciato che il referendum potrebbe anche essere ripetuto in caso di vittoria del "no". Eventualità tutt'altro che remota, stante i sondaggi che danno al 54% i cittadini tuttora contrari alla Carta.
La "missione" appare, dunque, difficile. L'ultima sfida è arrivata da un Comitato per il "no" che ha chiesto alla Corte dell'Aja di proibire al governo di usare i 3,5 milioni di euro previsti per la campagna in favore della Costituzione, anzichè il milione concesso dalla Commissione per il referendum. Il vero spauracchio è costituito comunque da Wilders e dai gruppi euroscettici, le cui argomentazioni trovano terreno fertile in un Paese che ha vissuto lo choc dell'omicidio, per mano di un estremista musulmano, del regista Theo Van Gogh, autore di un cortometraggio sulla repressione vissuta dalle donne nel mondo islamico. Da allora si sono moltiplicati gli attacchi alle moschee, alle chiese, ai centri per gli immigrati, in un'escalation che ha fatto vacillare pesantemente il mito del multiculturalismo all'olandese.
Coloro che spingono per dire "ja" al Trattato, stanno provando a spiegare che problemi come l'immigrazione e il terrorismo si affrontano meglio insieme all'Unione, che una ratifica della Carta equivarrebbe a una sicurezza maggiore.
"Il messaggio sta arrivando alla gente - spiega ad Avvenire Jean Tillie, docente presso l'Istituto per l'immigrazione e gli studi etnici dell'Università di Amsterdam - In molti stanno realizzando che collegare la Costituzione alla questione dei rapporti con gli stranieri è un'operazione ingannevole". Sarà per questo che ha avuto tanto successo "Gedoemd tot kwetsaarheid" ("Condannati alla vulnerabilità"), il saggio in cui lo storico Geert Mak descrive l'indole dell'olandese medio ancora come aperta e tollerante, e mette invece sotto accusa gli speculatori politici delle angosce della gente.
Eppure numerosi altri fantasmi spingono in maniera decisa verso la vittoria dei "no". C'è, ad esempio, chi paventa la possibilità di un "voto di protesta" contro il governo per le difficoltà economiche del Paese, in un momento in cui la disoccupazione aumenta, gli investimenti diminuiscono e il Pil cala. E poi l'ostilità diffusa verso l'euro, giudicato "colpevole" dell'aumento del costo della vita.
Senza contare il fattore-Francia. Un "no" dei transalpini (che andranno alle urne appena tre giorni prima degli olandesi) potrebbe creare infatti un clamoroso "effetto domino". Proprio per questo l'offensiva di Balkenende si è spostata ieri fino a Parigi con una lettera pubblicata dal quotidiano "Le Figarò", nella quale il premier olandese ha lanciato un appello in favore della Costituzione ("innegabile passo avanti verso gli ideali europei") ai cittadini di entrambi i Paesi. La sensazione degli osservatori, però, è che comunque il vento spiri dall'altra parte e che a trionfare saranno i partigiani del "no". Decisi a rendere nulli gli sforzi del governo e di una roulotte azzurra con impresse sulle fiancate le stelle gialle dell'Unione.

Avvenire 25/05/05





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