Van
der Laan: "Non ci sarà un nuovo referendum"
La deputata liberale: "Ma il
governo di centrodestra non cadrà"
Paolo M. Alfieri
"Ecco cosa si ottiene a
spingere il progetto europeo troppo velocemente. Con il loro "no"
sia i francesi che gli olandesi hanno voluto bocciare questa accelerazione,
iniziata con l'allargamento ai Paesi dell'Est e proseguita con la Costituzione.
I cittadini sentono questa marcia come troppo elitaria, non si sentono
coinvolti. Per questo l'intero processo è destinato a collassare".
Dichiarazioni perentorie quelle di Lousewies Van der Laan, ex europarlamentare
e attualmente deputata di punta del D66, il partito democratico-liberale
olandese alleato con i cristiano-democratici del primo ministro Jan Peter
Balkenende.
Il governo dell'Aja ha sperato fino all'ultimo in una vittoria del "sì",
eppure, stando ai risultati degli exit poll, il successo del "no"
al Trattato europeo sembra schiacciante
Diciamo che ormai erano rimasti in pochi a credere davvero in un voto
favorevole, anzi ci si stava già preparando ad affrontare la vittoria
dei "no". D'altronde gli errori commessi in questi anni a Bruxelles
sono stati tanti. Soprattutto non si può chiedere ai cittadini
di sostenere l'Europa se per decenni si è fatto poco per coinvolgerli
nei processi decisionali. Credo che comunque, al di là del risultato,
a questo referendum vada riconosciuto il merito di aver fatto nascere
un dibattito vivace e profondo sul significato dell'integrazione europea.
A quali conseguenze andrà incontro Balkenende? Pensa che resterà
travolto dal voto?
Non credo ci sarà un terremoto politico, innanzitutto perché
è stato il Parlamento e non il governo a indire il referendum,
per cui le responsabilità vanno suddivise tra tutti i partiti.
E poi se da una parte è vero che molti olandesi hanno espresso
un "voto di protesta" contro l'esecutivo piuttosto che esprimere
la loro contrarietà al testo costituzionale vero e proprio, d'altra
parte le vere motivazioni alla base di questo risultato sono altre.
Si riferisce, ad esempio, al possibile ingresso della Turchia nell'Unione?
Sì, è inutile nascondere che la paura di una "invasione
islamica" ha contato molto, e io stessa sono rimasta molto sorpresa
nel vedere quanta gente abbia dato seguito alle invettive anti-immigrazione
di politici come Geert Wilders. E' evidente che gli olandesi nutrano il
timore di una perdita della loro identità culturale. Inoltre in
molti credono che la voce dell'Olanda pesi sempre meno in un'Europa a
25.
Senza contare l'avversione verso l'euro
Esatto. Molti olandesi appartenenti alle classi medie oggi si sentono
più poveri, e condannano l'introduzione della moneta unica, che
ha effettivamente causato un aumento dell'inflazione. Inoltre c'è
da aggiungere il malcontento della gente per i sacrifici ai quali è
stata costretta da una politica economica che doveva rendere conto del
rispetto del Patto di stabilità. Ovvio che il risentimento cresca
visto che altri Paesi più grandi, pur non avendo rispettato questi
accordi, non abbiano subito conseguenze.
È possibile che gli olandesi vengano chiamati a rivoltare sul
Trattato, magari il prossimo anno dopo le eventuali ratifiche degli altri
Stati dell'Unione?
Assolutamente no, questa eventualità credo sia da scartare. La
Costituzione europea è morta, e gli elettori, che già hanno
espresso il loro parere sulla Carta, giudicherebbero negativamente una
nuova tornata referendaria, che sarebbe vissuta essenzialmente come una
forzatura politica.
Come è possibile risolvere questa impasse? E cosa significa
questo "no"?
Significa che tutti i problemi sono ancora sul tavolo. La lotta al terrorismo,
la questione dell'immigrazione, l'integrazione stessa dell'Unione. Bisognerà
rimettersi al lavoro, ma compiendo un solo passo alla volta, senza fretta,
coinvolgendo i cittadini il più possibile.
Avvenire 02/06/05
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