L'addio di Nixon,
trent'anni dopo

L'inchiesta di due cronisti del "Washington Post" dimostrò il legame della Casa Bianca nello "spionaggio" contro il partito democratico. Dopo 26 mesi le dimissioni del presidente.

di Paolo M. Alfieri

La cristallizzazione di uno dei miti della democrazia a stelle e strisce si materializzò nell'etere americano esattamente 30 anni fa, verso l'ora di cena. Quella sera, per la prima volta nella loro storia, gli americani realizzavano concretamente che anche lui, il presidente, l'uomo più potente del pianeta, non era un intoccabile, e, se sbagliava, pagava perdendo il suo lavoro come ogni altro cittadino della nazione.

Nonostante due anni di dubbi e illazioni, il presidente era riuscito a mantenersi sopra la linea di galleggiamento, a schivare accuse e sospetti, anche grazie al sostegno di buona parte della middle class americana. Quella sera, però, ormai messo spalle al muro da una procedura di impeachment, decise che la Storia l'avrebbe cambiata lui prima degli altri. Fu così che Richard Nixon, 37° presidente degli Stati Uniti, annunciò dallo Studio Ovale le sue dimissioni con un drammatico discorso in diretta televisiva. Il suo incarico passava al vice Gerald Ford. Erano passati 26 mesi dall'avvio di un'inchiesta giornalistica che aveva scavato in quel buco nero passato alla Storia come Caso Watergate.


Definito "la madre di tutti gli scandali", fino alla notte del 17 giugno 1972 Watergate è solo il nome di un hotel al 2600 di Virginia Avenue, Washington, sede del Comitato nazionale del partito democratico. Quella notte tre agenti della sicurezza scoprono cinque uomini al sesto piano dello stabile, intenti a piazzare delle microspie e a fotografare una serie di documenti riservati. La vicenda passa inizialmente quasi inosservata, fino a quando due cronisti del Washington Post, Carl Bernstein e Bob Woodward, iniziano un lavoro investigativo degno della migliore tradizione del giornalismo americano.


Salta fuori che uno dei cinque uomini intrufolatisi al Watergate è un certo James McCord, un ex funzionario della Cia che fa parte del comitato per la rielezione di Nixon. Due mesi dopo, il 29 settembre 1972, Bernstein e Woodward chiamano in causa John Mitchell, già ministro della Giustizia e gestore di un fondo segreto destinato alla raccolta di informazioni sui democratici in vista delle presidenziali di novembre.

Nixon vince le elezioni con un risultato trionfale, lasciando al democratico George McGovern solo il 40% dei consensi. È a questo punto che entra in scena "gola profonda", un misterioso informatore che in più occasioni indirizza Bernstein e Woodward lungo l'indagine che li porterà a dimostrare il legame diretto di Nixon nello scandalo del Watergate.


Durante i due anni dell'inchiesta, più volte la Casa Bianca sostenne che il presidente era all'oscuro del complotto. "Non sono un corrotto", tuonò lo stesso Nixon la sera del 17 novembre 1973, insistendo sulla propria innocenza. Ma ormai non c'erano solo i due cronisti del Washington Post con la loro "gola profonda" - sulla cui identità vige tuttora il più stretto anonimato - a scavare sul suo coinvolgimento.

Di lì a pochi mesi la Corte Suprema ordinerà infatti al presidente di consegnare 64 conversazioni audio "compromettenti" e la Commissione Giustizia approverà il primo dei tre articoli per l'impeachment, quello sull'ostruzione alla giustizia. L'ultimo passo saranno le dimissioni presentate da Nixon. Le prime - e finora ultime - di un presidente americano in carica.


Bernstein e Woodward intanto avevano già ricevuto il prestigioso premio Pulitzer per la loro inchiesta. Tre anni più tardi i due vennero immortalati anche in un film. Quel "Tutti gli uomini del presidente", con Robert Redford e Dustin Hoffman a vestire i panni dei due cronisti, giudicato uno dei film più belli nella storia di Hollywood.


L'ultimo fotogramma di Nixon presidente è tra le immagini simbolo dell'America del XX secolo. "Tricky Dick" - "Riccardo l'imbroglione" - sale sul Marine One, l'elicottero presidenziale, tra la moglie Pat e le figlie Julie e Tricia, l'indice e il medio alzati nel segno universale di vittoria. Poi l'annuncio delle dimissioni. Così, gli stessi americani che avevano perso l'innocenza con la morte di John Fritzgerald Kennedy nel 1963, diventavano definitivamente adulti con quella, politica, di Richard Nixon. Undici anni dopo.

Avvenire 08/08/04

 

 

 

 


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