La gaffe dei servizi: "Nessuna possibilità di attacchi"

A giugno l'allerta passò da "grave" a "sostanziale": 3 settimane dopo le bombe a Londra

Paolo M. Alfieri

"Al momento non esiste un gruppo che abbia né l'intenzione né la capacità di attaccare il Regno Unito". Il rapporto fornito dal Joint Terrorist Analysis Center (Jtac) al governo britannico risale alla metà di giugno. È sulla base di questa valutazione che Downing Street abbassa di un livello - da "grave" a "sostanziale" - il piano di difesa contro eventuale attacchi terroristici. Tre settimane dopo, il 7 luglio, l'estremismo materializzerà il suo incubo mortale nel cuore di Londra, causando decine di vittime e demolendo le certezze dell'intelligence di Sua Maestà.
È stato il New York Times, ieri, a svelare il documento che ha riattizzato il dibattito sull'efficacia del lavoro dei servizi segreti. Così, nonostante alcuni funzionari si siano affrettati a dichiarare che l'abbassamento del livello di guardia non ha avuto conseguenze sulle misure preventive, vari esponenti politici hanno invece richiesto un'inchiesta ufficiale proprio per scoprire se gli attentati siano imputabili a mancanze dell'intelligence.
Altre rivelazioni, nei giorni scorsi, avevano già provocato più di un dubbio sull'efficienza dell'MI5, il servizio segreto interno britannico. Mohammed Sidique Khan, anglo-pachistano di Leeds, viene infatti indagato nel 2004 perché sospettato di essere coinvolto nella preparazione di un attacco terroristico. Eppure, per l'MI5, Khan, non costituisce una minaccia alla sicurezza nazionale, perché legato in modo solo periferico alla presunta cellula estremistica. Una ragione sufficiente per non metterlo sotto sorveglianza. A un anno di distanza da quella valutazione, Khan sale su un treno della Circle Line diretto a Ovest. Si fa esplodere all'altezza di Edgware road, causando la morte di 7 persone e il ferimento di altre 100.
E ancora, Scotland Yard ritiene implicato negli attacchi di Londra un individuo arrivato in Gran Bretagna il mese scorso e partito appena poche ore prima degli attacchi. Il suo nome figurava su un elenco speciale della sicurezza britannica, ma, anche in questo caso, l'intelligence ritenne di non doverne sorvegliare le attività.
Defaillance che ora pesano come macigni sulla credibilità del sistema di difesa predisposto da Downing Street. Errori che ricordano quelli di Cia e Fbi alla vigilia dell'11 settembre. Con l'aggravante che da tempo, ormai, il dubbio su un attacco al cuore di Londra riguardava, più che il "se", il "quando".
Il rapporto del Jtac, tra l'altro, metteva in connessione diretta un eventuale attentato terroristico con l'impegno militare del Regno Unito in Iraq. Una correlazione smentita con decisione più volte dal premier Tony Blair, ma alla quale, stando ad un sondaggio, sembra dare credito oltre il 70% dei sudditi di Sua Mestrà.

Avvenire 20/07/05




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