Londra, spunta la pista africana

Identificata la nazionalità di due degli attentatori che provarono a colpire la città lo scorso 21 luglio: si tratta di un somalo e di un eritreo, entrambi residenti da anni nel Regno Unito, dal quale ricevevano un sussidio di povertà. Gli investigatori stanno analizzando le schede di migliaia di persone arrivate
nel Paese dal Continente nero. Perquisito la casa di uno degli attentatori: Scotland Yard ritiene fosse la base del gruppo.

Paolo M. Alfieri

Non disdegnavano affatto il vil denaro occidentale, due dei quattro ricercati per i falliti attentati dello scorso 21 luglio a Londra. Yassin Hassan Omar, 24enne di origine somala residente da tempo in Inghilterra, riceveva un regolare sussidio di povertà dal governo britannico. In oltre sei anni 25mila sterline (oltre 36mila euro) per la casa, almeno 13mila sterline in aiuti per vivere. Fino a sei giorni fa, quando ha abbandonato il suo zaino carico di esplosivo nella stazione della metropolitana di Warren e si è dato alla fuga.
Come Muktar Said Ibrahim, 27enne eritreo, l'altro attentatore identificato da Scotland Yard, che ha cercato di far esplodere una bomba a bordo dell'autobus n. 26. Mancano, invece, i nomi degli altri due membri del commando, per ora solo due facce scure immortalate dalle telecamere di sorveglianza di Oval e Shepherd's Bush. Erano anche questi ultimi di origine africana? Gli inquirenti non si sbilanciano, ma è questa la pista più battuta. I funzionari addetti agli uffici immigrazione stanno infatti verificando freneticamente le schede di migliaia di rifugiati arrivati dal Corno d'Africa in Gran Bretagna negli ultimi anni.
Da tempo i servizi d'intelligence occidentali hanno lanciato l'allarme proprio sui nuovi campi d'addestramento creati dai gruppi islamici nella regione orientale del continente africano. Agenti Usa hanno raccolto prove sull'esistenza di basi in Somalia ed Etiopia di alcuni gruppi militanti legati ad al-Qaeda, che farebbero poi transitare le loro reclute in "centri di addestramento mobili" in Kenya.
Prove confermate appena un paio di settimane fa da un rapporto dell'International Crisis Group, che ribadiva come soprattutto in Somalia "la minaccia del jihad è reale", anche a causa della totale anarchia nella quale da anni vive il Paese.
Una nuova pista, dunque, dopo quella che aveva portato a decine di arresti in Pakistan. Ma indizi e conferme importanti sono arrivate ieri soprattutto dalla vasta perquisizione condotta dalla polizia a Southgate nella "torre del terrore", come è stato ribattezzato dai media britannici il grattacielo di edilizia popolare dove hanno vissuto Omar e Ibrahim. La polizia è ormai convinta che proprio questa sia stata la base della cellula che intendeva colpire Londra il 21 luglio, e che qui sarebbero stati assemblate le bombe poi risultati inefficaci. Secondo le prime indiscrezioni, infatti, i campioni di materiale prelevati nell'appartamento sarebbe stato utili per il confezionamento di ordigni esplosivi. Al vaglio degli esperti, inoltre, anche un auto sequestrata ieri a East Finchley, a Nord della capitale. Le forze di sicurezza sospettano infatti che il veicolo, una Volkswagen Golf bianca abbandonata, sia stato utilizzato da uno dei ricercati.
Nonostante la caccia all'uomo prosegua senza sosta, i quattro sembrano, per ora, spariti nel nulla. Possibile, dunque, che gli attentatori avessero già pronto un "piano B" nel caso gli attacchi fossero andati a vuoto. Il timore più grande è il gruppo abbia accesso ad altro materiale esplosivo, che potrebbe permettere di portare a termine un altro attentato. Questa volta con successo.

Avvenire 27/07/05




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