"Un botto, poi là sotto è stato il caos"

Da Liverpool Street a Russell Square, da King's Cross a Edgware Road fino ad Aldgate East. Migliaia di persone intrappolate nelle viscere di una città in preda al panico. Le sirene delle ambulanze, la paralisi dei trasporti, l'impossibilità di comunicare via telefono. Solo il cielo plumbeo era quello della Londra di sempre.

Paolo M. Alfieri

"E poi all'improvviso c'è stato questo boato spaventoso. La gente ha cominciato a urlare che l'autobus dietro al nostro era esploso e si è accalcata verso le portiere. Ho provato a evitare che si diffondesse il panico. Siamo scesi in strada e abbiamo cominciato a correre il più lontano possibile dalla scena che avevamo davanti agli occhi".
Quella scena che, per quanto temuta da tempo, nessuno a Londra ieri si aspettava. Non se l'aspettava David Jones, che intorno alle 9 del mattino si sta recando al lavoro a bordo del double decker n.30 Hackney-Marble Arch ed è già nei pressi di Tavistock Square, nell'elegante quartiere che ospita il British Museum. Un quartiere che si trasforma, con il passare dei minuti, in un luogo da incubo.
E la stessa scena, negli stessi minuti, si ripete a Liverpool Street, a Russell Square, a King's Cross, a Edgware Road, ad Aldgate East. La geografia del terrore stringe in una morsa la City intera. In mezzo restano coinvolte migliaia di persone. Come Ana Castro, che in quella Liverpool Street circondata dai grandi grattacieli di importanti società finanziarie, vede "gente che grida e si dispera", mentre altri invocano "mi aiuti, la prego, sto morendo".
Come Scott Wenbourne, che ad Aldgate vede "tre corpi riversi sui binari" e non riesce a trattenere lo sguardo per più di un istante "perché è tutto così orribile". O ancora Tas Frangoullides, che si ritrova nei sotterranei di King's Cross con i vestiti imbiancati dalla polvere, circondato da "persone coperte di sangue e vetri dappertutto", e le lacrime e il panico, e la voglia e l'orgoglio di andare comunque al lavoro, "per provare a fare qualcosa di normale".
Ma di normale in questa giornata c'è ben poco. Se ne rende conto Rita Hurley, che arrivata a Tavistock Square vede le solite frotte di turisti e affretta il passo per non restare bloccata. E poi, è un attimo, si ritrova per terra anche lei che su quell'autobus non c'era mai salita e per un attimo infinito finisce a terra "rischiando di morire calpestata dalla gente che corre e corre tutto intorno". E poi, quando riesce a rialzarsi, prova a correre verso l'edificio più vicino, spinta da un bodyguard che urla "get in, get in", tutti dentro, e alla svelta. E poi la stessa voce che pochi secondi dopo impartisce il "get out", l'"andate fuori", "che mi ha spaventata ancora di più, perché ho pensato che anche il palazzo fosse imbottito di esplosivo".
No, non c'è nessun palazzo imbottito, ma lì sotto, nelle viscere metropolitane, la capitale si è già trasformata in un formicaio impazzito. Ci sono i "sopravvissuti", quelli come Sarah Reid, che si trovava a bordo di un convoglio della metropolitana diretto a Liverpool Street e dice di aver visto prima "le fiamme che fuoriuscivano dai finestrini della carrozza" dentro alla quale si trovava "e poi l'esplosione, proprio dietro di me, e qualcuno che per fortuna ha provato a fare un po' d'ordine in quel caos e ci ha aiutato ad uscire dalla carrozza". Forse la stessa a bordo della quale si trova Loyita Worley, che ricorda "la fermata brusca e le luci che si spengono" e poi il fumo e la difficoltà di aprire le portiere, e quella vettura "black on the inside", quel nero che avvolge "tutti quei corpi distesi a terra".
E poi ci sono quelli che credono di aver visto qualcosa, in mezzo al fumo e alla confusione. Lo ripete Lisa Curtis, che parla di una donna che continua a dire a un agente della sicurezza che ha visto qualcuno lasciare un indumento marrone sui binari e che è stato proprio quello ad esplodere. E gli altoparlanti che gracchiano di continuo che da lì bisogna uscire, che tutti devono abbandonare le stazioni "immediately", subito. Così chiudono tutte le stazioni della "tube", perché nessuno può dire dove avverrà la prossima esplosione.
Tutti in strada, quindi, tutti in cerca di un autobus o di un taxi, i colletti bianchi attaccati ai loro telefonini, ma le linee sono inevitabilmente "out", tagliate per precauzione dalle autorità. Le sirene intanto squarciano l'aria con il loro ululare sinistro, e allora sì che tutti si rendono conto che il terrore ha colpito mezza Londra, da Est a Nord a Ovest.
Ha colpito a Russell Square e ha coinvolto gli studenti della University of London. Russell Square con i suoi alberghi in stile vittoriano tra i più belli della capitale. Ha coinvolto i turisti che si accalcano verso la British Library e i tanti che lavorano negli uffici della vicina Euston.
Ha spazzato chissà dove gli occhiali di Jack Linton, 14 anni, che ad Aldgate ha visto "fumo e fiamme e la gente spinta a terra" e ora non trova più le sue lenti da vista e al loro posto ha solo "un mucchio di vetri nei capelli e nelle tasche" e "un dolore terribile alle orecchie". Mentre da un'altra parte, a Edgware Road, proprio vicino a Regent's Park, Simon Corvett riesce solo a dire che "no, non riuscivo a respirare e a vedere niente di quello che stava succedendo". E ricorda quell'attimo in cui il conducente del convoglio ha annunciato che "sì, signori, abbiamo un problema, ma niente panico" e intanto la vettura dietro di loro era "completely gutted", "completamente sbudellata". E Joe Witalls assiste a questa scena "talmente orribile che l'unica cosa che ho pensato per tutto il tempo è stata "get me out of here"", "portatemi fuori di qui".
La stessa scena che si presenta ad una donna che abita a Tavistock Square, Rebecca Lindstone, che appena sente il fragore di un'esplosione corre ad affacciarsi alla finestra e vede che "il piano superiore del bus a due piani è saltato in aria". È in quel momento che Richard Routledge, che passeggia lungo Great Wobourn Street, si volta verso la piazza e segue il suo "primo istinto, quello di fuggire", mentre Raj Matoo, che si trova all'angolo opposto rispetto all'esplosione, racconta "ho visto alcuni passeggeri provare in tutti i modi a gettarsi fuori".
Parole terribili, come quella di Jane Biggs. "Dopo l'11 settembre tutti abbiamo avuto il timore che la stessa cosa sarebbe successa qui. Poi, inevitabilmente, con il tempo si dimentica che un evento così terribile può succedere in qualsiasi momento. Ed è stato orribile esserne testimoni".
Tutta Londra resta come paralizzata. In molti hanno accolto l'appello delle autorità a non muoversi dalle case e dai luoghi di lavoro. Per spostarsi restano solo i taxi, incolonnati in file infinite. I soccorsi proseguono senza sosta. Passano autoambulanze arrivate dal Surrey, segno che sulla capitale stanno convergendo anche i mezzi delle contee vicine. L'atmosfera è irreale. Solo il cielo, così plumbeo, è quello della Londra di sempre.

Avvenire 08/07/05

 




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