Bagdad, la cultura
rifiorisce
a un anno dalle razzie
di Paolo M. Alfieri
C'è una Baghdad che va
avanti, che non si arrende. C'è una Baghdad che risorge dopo il
buio, dopo il caos, dopotutto. È la Baghdad della cultura mesopotamica
millenaria, dei tesori archeologici unici, dei libri che racchiudono la
Storia dell'umanità tutta.
Molti di quei testi e di quei reperti non ci sono più, bruciati
o rubati prima e durante le razzie degli sciacalli seguite alla disfatta
del regime baathista. La Biblioteca nazionale dotata di oltre un milione
di volumi fu semplicemente devastata, il Museo archeologico spogliato.
Baghdad era la città senza libri, senza reperti, mentre i carri
armati Usa prendevano possesso dei Palazzi e delle sedi del potere anzitempo
abbandonate dagli uomini di Saddam.
Eppure a oltre un anno da quell'incredibile scempio, se la situazione
politico-militare irachena vive uno dei suoi momenti di maggiore instabilità,
il risveglio culturale della capitale è finalmente ripreso.
La ricostruzione della Biblioteca prosegue immune ai boati sordi delle
autobombe che continuano a fare morti e feriti nella capitale. I 750.000
volumi scampati alle devastazioni vengono catalogati e schedati. La
scoperta poi che le fiamme abbiano miracolosamente preservato la sala
che custodiva le opere proibite dalla dittatura - la letteratura sciita,
quella curda, gli scritti di Gheddafi - è un segnale accolto con
favore dagli iracheni e dalle organizzazioni non governative impegnate
nel faticoso lavoro di ricostruzione. Un lavoro che vede in prima fila
anche l'Italia, rappresentata dall'Ong "Un ponte per
",
che si è fatta carico di predisporre la schedatura computerizzata
di libri e documenti e istruire i bibliotecari all'uso del computer.
L'impegno non manca, i soldi, invece, quelli non bastano mai. La Regione
Lombardia ha dato un importante contributo, ma ne servono ancora altri,
e tanti, per arrivare ai 300.000 euro ritenuti necessari per far fronte
alle spese e al pagamento dei 108 dipendenti della Biblioteca. Però
si va avanti, nonostante tutto.
E a non conoscere soste sono anche i lavori per la messa a nuovo del
Museo archeologico. Le razzie di un anno fa, definite dal segretario
alla difesa americano Rumsfeld "esuberanza di un popolo liberato
dalla dittatura", hanno sottratto al mondo almeno 14.000 oggetti
tra i più antichi della storia dell'umanità.
Tanti, ma molti meno dei 110.000 annunciati all'indomani delle devastazioni.
E se molti di quei reperti sono finiti nelle teche private dei collezionisti,
la collaborazione di autorità religiose locali ha portato alla
restituzione di una discreta parte del bottino. Un segno, anche questo,
della Baghdad che, lentamente, rinasce.
Avvenire 27/06/04
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