MILANO
— Paola Cortellesi non ha un momento Libero. Dopo la trasmissione di Raidue
in cui ha sostituito Teo Mammucari, ora è Letizia Moratti a "Mai dire
Grande Fratello" e intanto sta girando un film.
Sei tra i pochi che riescono a fare contemporaneamente cinema e tv. Qual è il
trucco?
«Forse perché si tratta di due cose diverse. Al cinema faccio il mio
mestiere di attrice, cioè interpreto un ruolo preciso. Se al cinema
riproponessi i miei personaggi televisivi non funzionerebbe».
Stai girando un film. Di che si tratta?
«Il titolo non c'è ancora. Il regista è Carlo Mazzacurati e il protagonista
maschile è Fabrizio Bentivoglio, un uomo in mezzo ai guai che ha una storia
con una donna, cioè io, che certo non lo aiuta. Io interpreto una
ragazza-madre che tenta la carriera in tv, ma nella tv di infimo livello».
Un altro ruolo "dolce" come quello di "Se fossi in te"?
«Be', proprio dolce no. Però mi piacerebbe un bel personaggio cattivo, come
mi è capitato in teatro con "L'iradiddio". Anche perché dopo un
po' ti accorgi che le fatine non esistono».
Sempre a proposito di cattiveria: che bilancio fai di "Libero"?
«Positivo. Ma non mi aspettavo che fosse così faticoso. La registrazione
durava 4 ore, e la maggior parte degli scherzi non riesce, oppure non ottieni
la liberatoria. Ne devi fare 20 perché ne vada bene uno. Comunque sono
contenta di essere riuscita a fare il programma senza spargere sangue, tenermi
di più su un tono surreale rispetto all'edizione precedente».
Rimpiazzare un conduttore nello stesso programma è sempre un rischio...
«Forse se di mestiere facessi la conduttrice non avrei accettato. Ma io sono
un'attrice, era comunque un'esperienza. Mammucari lo trovavo divertente, però
non mi piacevano certi suoi eccessi, trattare male le persone non si fa».
A "Mai dire Grande Fratello" prendi in giro la Moratti. Eppure anche
lei, a suo modo, rappresenta una donna che ce l'ha fatta in un mondo di
maschi.
«L'aspetto positivo della Moratti non è in discussione. La nostra satira si
esercita solo su certe sue caratteristiche. Senza cattiveria».
Cattiveria che invece esibisci nel personaggio di Silvana, l'implacabile
inviata di Cucuzza...
«Silvana rappresenta l'aspetto becero di certa tv. Ma non è cattiveria, è
solo un'analisi lucida, credimi. Certi programmi sono molto più hard».
Hai in programma qualche nuovo personaggio?
«Stiamo studiando i ragazzi del Grande Fratello. Ce n'è un paio che teniamo
d'occhio».
In qualità di comica, hai poche donne da prendere a bersaglio. Prima o poi
sarai costretta a imitare un uomo, d'altronde gli uomini già fanno il
contrario...
«Magari! Mi piacerebbe tanto... e comunque bisogna farlo bene. Troppo spesso
gli uomini lo fanno male, non basta una parrucca! Bisogna essere accurati,
carini, anche in questo galanti...»
Il successo televisivo ti ha aiutato nella tua carriera di attrice teatrale?
«Ancora non ho riscontri. Però al Festival di Benevento, dove con la mia
compagnia abbiamo presentato "Yard Gal", un testo inglese, prima di
salire sul palco ho incontrato dei ragazzini. Mi hanno riconosciuto e mi hanno
detto: "Ti veniamo a vedere!" Mi è presa l'ansia che si
aspettassero i miei personaggi televisivi, e allora gli ho detto:
"Guardate che è uno spettacolo drammatico, forte, pieno di
parolacce". Non volevo deluderli. Loro sono venuti lo stesso e alla fine
gli è piaciuto. Spero che possa sempre accadere così».