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Paola Cortellesi: 'La Tv? Una fabbrica delle illusioni'


La brillante fantasista del piccolo schermo è coprotagonista, con
Fabrizio Bentivoglio, di A cavallo della tigre, remake dell'omonimo
film di Comencini, realizzato da Carlo Mazzacurati. La stampa incontra
autori e interpreti
di Mario Sesti
"Una volta ho sentito una ragazza che in un talk show, diceva: 'Voglio
fare televisione perchè voglio avere successo perchè non mi va di
studiare'. Secondo me la televisione crea più mostri del cinema": così
Paola Cortellesi, la più brillante attrice di satira del piccolo
schermo, passata dai programmi della Gialappa's al varietà di Rai Uno
con Morandi. Che cosa c'entra alla conferenza stampa del film in uscita
l'8 novembre, A cavallo della tigre di Carlo Mazzacurati con Fabrizio
Bentivoglio come protagonista? C'entra, c'entra. Almeno per due motivi.
Il primo è dato dal fatto che è la coprotagonista (un'aspirante
giornalista-soubrette televisiva, che per raggiungere il successo non
esita a investire il frutto di una rapina nella corruzione di un
funzionario del piccolo schermo). Il secondo, invece, sta proprio nella
natura del film.
"E' liberamente ispirato ad un bellissimo film di Comencini dallo
stesso titolo, degli anni sessanta - dice il regista - ma mentre in
quello Nino Manfredi era un povero diavolo, evaso dal proprio carcere
senza volerlo, che i mass media trasformano in un mostro, il mio film è
fatto di personaggi che in quel tipo di società sono vissuti e
cresciuti da sempre: hanno sempre la tentazione di poter risolvere i
propri problemi con un colpo di mano, così come si cambia canale con il
telecomando".
In carcere per aver rapinato l'istituto presso cui lavorava come
vigilantes, Fabrizio Bentivoglio si ritrova a pochi giorni dalla fine
della pena, coinvolto in una rocambolesca evasione al seguito di un
terribile turco e trascinato in una serie inarrestabile di avventure e
disgrazie."Mi piacerebbe, naturalmente, qualche volta interpretare
qualcuno che non fugge e che rimane - dice Bentivoglio a chi gli chiede
come mai, da Salvatores in poi, il tema della fuga sia comune
nell'immaginario cinematografico degli autori italiani - anche perchè
la fuga è una possibilità ma rararamente una soluzione". "In passato
abbiamo visto diversi personaggi in fuga da se stessi, senza grandi
motivi per farlo - commenta invece Franco Bernini, sceneggiatore
insieme a Mazzacurati del film - questo è uno dei pochi film in cui il
protagonista ne ha più di uno per essere costretto a farlo". "Non è
solo un film sulla fuga ma anche su quella enorme fabbrica di illusioni
che è la tv - aggiunge la Cortellesi - sono contenta che Mazzacurati mi
abbia offerto la possibilità di contribuire a raccontare questo mondo
la cui immagine più tipica è quella di un paio di ballerine, tutte
costumi e paillettes che, durante la pausa, e senza quell'espressione
di allegria forzata che devono per forza avere in trasmissione, si
mangiano un panino al bar, come due operai sui ponteggi. C'è una
televisione che disprezzo, quella della "Vita in diretta" tanto per
intenderci, e questo film è stato per me una chance per raccontare, con
la regia di Carlo, un universo che mi più familiare".

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