Intervista con Paola Cortellesi


Intervista con Paola Cortellesi


Spiegami in 10 righe che lavoro fai. 


L´attrice, tutto qui!


Cosa ti ha dato maggiore soddisfazione nella tua vita professionale 
fino ad ora?


Per quanto riguarda la televisione sicuramente l'esperienza con la 
Gialappa's, durata diverse stagioni, e non solo a livello professionale 
ma anche umano: ho conosciuto e continuato a lavorare in una 
affiatatissima squadra di amici. Avevo già partecipato ad altri 
programmi televisivi come ad esempio La Posta Del Cuore con Sabina 
Guzzanti, Teatro 18 di e con Serena Dandini, (esperienza fondamentale, 
da cui ho imparato moltissimo) Mai dire goal, però, è stata la prima 
occasione di un'esperienza completa, continuativa, in una trasmissione 
dove satira e comicità sono i fondamenti su cui si orchestra il tutto. 
L'altra grande soddisfazione è quella che mi dà tuttora il teatro. Io 
ho iniziato di lì, con una piccola compagnia con cui lavoro ancora. 
All'inizio, per forza di cose, potevamo mettere in scena solo lavori 
autoprodotti che poi transitavano su circuiti secondari, con la 
speranza che qualcuno venisse a vederci. Quello che allora era un 
obbligo oggi si è trasformato in una scelta, per cui spesso lavoriamo 
solo in teatri con meno di 150 posti, ad esempio quando mettiamo in 
scena testi che devono essere "visti da vicino", che non puoi proporre 
dal palcoscenico ad uno spettatore con cui non ci sia una vicinanza 
fisica. Tutto questo mi permette di rimettermi in sesto, di vivere il 
teatro come una palestra che ti mantiene in forma, protegge la tua 
salute professionale e alimenta la passione per questo lavoro. Oltre 
tutto il regista dei nostri spettacoli, Furio Andreotti (con il quale 
collaboro nella scrittura di gran parte dei miei testi televisivi),è 
una persona con cui lavoro fin dall'inizio e con cui ci sono molto 
feeling e grande confidenza. Questo significa che recitare diretta da 
lui mi fa sentire protetta, mi aiuta a confrontarmi con le mie durezze 
o con qualche timidezza che forse supererei a fatica se ci fosse 
qualcun altro al suo posto. Forse non avrei neppure interpretato gli 
stessi ruoli, con un'altra persona, e invece con lui mi sento in 
famiglia, e tutto diventa più facile. 


Hai al tuo attivo anche diverse esperienze cinematografiche, oltre 
a teatro, radio e televisione: in quale genere ti trovi maggiorente a 
tuo agio?


Devo dire che ogni volta, avendo avuto la fortuna di vivere esperienze 
sempre gratificanti, mi sembra di avere trovato la dimensione giusta: 
quando facevo radio, con Enrico Vaime per esempio, ero presissima, ho 
imparato a scrivere i miei testi e mi sono divertita tantissimo. Poi, 
in realtà, questo entusiasmo ritorna spesso anche in contesti molto 
diversi tra loro. Ad esempio è successo anche sul set del film che ho 
interpretato al fianco di Fabrizio Bentivoglio, con la regia di 
Mazzacurati A cavallo della tigre. E' stato tutto molto intenso, anche 
perché da due persone del genere puoi solo imparare moltissimo, e 
questo ti migliora. 
La differenza vera sta nel linguaggio che devi usare, perché 
chiaramente parlando di televisione, radio, teatro e cinema stiamo 
parlando di mezzi di comunicazione molto diversi tra loro, e che quindi 
hanno linguaggi differenti. Tu però resti la stessa persona, che fa il 
mestiere di attore e che quindi è anche preparato ad affrontare generi 
diversi. Un attore è un attore, non è un attore di qualcosa o di 
qualcos'altro. In genere il rischio è di rimanere etichettato dai ruoli 
che interpreti, invece il pubblico dovrebbe aspettarsi il contrario da 
te, e cioè che tu sappia interpretare cose anche molto differenti tra 
loro. Questo non perché uno si sente bravo in tutto e pensa di poter 
fare benissimo qualsiasi cosa, ma proprio per la natura stessa della 
recitazione. Poi è chiaro che un attore ha corde più sensibili di altre 
e che è apprezzato più in alcuni ruoli rispetto ad altri, per cui 
sceglie mano mano un proprio cammino. Il fatto 
importante, però, è che questa scelta deve essere libera, fatta per 
passione, con serietà, e con soddisfazione.


Da spettatrice come vedi oggi il varietà del sabato RAI, tenuto anche 
conto della tradizione televisiva di questa particolare formula? 


Certo il varietà è cambiato molto nel tempo. Ricordo di certi sketch 
visti sulle tv satellitari o in programmi tipo Dadaumpa quando ero 
ragazzina: mio padre mi chiamava e li vedevamo insieme. Erano 
spettacoli bellissimi, in bianco e nero, con Walter Chiari, Mina...
bellissimi. Sicuramente è una bella responsabilità partecipare al 
varietà del sabato RAI, perché esiste una sua tradizione che va anche 
oltre il nome di chi lo ha condotto. Credo che la cosa importante sia 
mantenere l'eleganza e l'essenzialità che hanno contraddistinto i 
migliori varietà degli Anni Sessanta. In questo senso, non credo che il 
varietà del sabato sera oggi debba necessariamente cercare di essere 
anticonformista, non avrebbe senso. Per sua natura deve, credo, seguire 
il solco della tradizione. Questo però non significa fare qualcosa di 
scadente o che sia privo di idee nuove, non ci si deve accontentare di 
qualsiasi risultato purché ci siano un po' di ascolti. Penso siano 
necessari un po' di intelligenza e di buon gusto. Il varietà deve 
intrattenere senza gridare, deve divertire ma senza troppo chiasso 
inutile. E se poi riesce a darti anche qualche spunto di riflessione, 
ben venga. A quel punto diventa una scelta dello spettatore, cogliere 
il messaggio o fermarsi in superficie.


Perché hai accettato di partecipare a Uno di noi?


Perché ci sono Gianni (ovvero, una parte fondamentale della storia 
della musica italiana) e Lorella! Entrambi sono una garanzia di qualità 
ed eleganza, sono due persone che non hanno mai fatto del 
sensazionalismo la loro arma vincente, ma hanno scelto invece la linea 
della sobrietà e del buon gusto. Queste loro caratteristiche ti pongono 
al riparo dall'imbarazzo di alcune situazioni, come è accaduto qualche 
volta all'interno di varietà anche recenti. 
Poi ho accettato perché non ho mai lavorato in una diretta televisiva, 
è un'esperienza che mi manca e che credo sia importante. La scorsa 
stagione sono stata ospite nella trasmissione condotta da Fiorello, e 
per la prima volta ho vissuto da vicino le immense potenzialità della 
diretta, soprattutto se a condurla è un personaggio incredibile come 
Fiorello. Per me tutto questo costituisce una sfida, perché ancora una 
volta si tratta di cimentarsi in questo lavoro con un linguaggio e con 
tempi diversi, adeguati ad una situazione differente e senza per questo 
rischiare di trasformare l'umorismo in comicità becera e volgare. Credo 
che tutto questo sia molto importante, perché trovo la volgarità in 
televisione estremamente offensiva per il pubblico. Essere ridondanti, 
chiassosi, confusionari è un insulto all'intelligenza del pubblico, e 
soprattutto è scorretto nei confronti di chi la televisione magari la 
guarda non per scelta, ma perché non si può muovere per i motivi più 
diversi ed è obbligato a starsene a casa e sorbirsi quello che gli 
passiamo noi. E' una cosa a cui in genere si presta poca attenzione. 
Certo il massimo sarebbe che lo spettatore decidesse di rimanere 
davanti alla TV perché gli piace il programma che trasmettono, ma non 
dobbiamo dimenticare che guardare la televisione non è sempre una 
scelta. Allora diventa importare fare qualcosa di pulito, di elegante 
e - perché no - di intelligente. 


Quale pensi sarà il tuo ruolo nell'economia di questo spettacolo? 


Sicuramente sarò la chiave attraverso cui Gianni e Lorella potranno 
prendersi in giro, ironizzando su se stessi. Poi sarà bello 
interpretare dei brani musicali, rivisitare quelli di Gianni e magari 
stravolgerli, giocando con lui. Ci saranno poi anche alcuni delle mie 
caratterizzazioni che riguardano il costume. Il tutto però sempre 
all'insegna del rispetto reciproco, del gioco appunto, direi del 
varietà inteso nel suo senso più ampio, fatto di musiche e canzoni, 
colori, ballo, momento corale. In questo senso non mi sentirei di 
parlare di un ruolo comico per quello che mi riguarda, ma piuttosto di 
ironia.


Quale pensi sarà il punto di forza dello spettacolo e soprattutto 
del "trio" Morandi - Cuccarini - Cortellesi?


Credo stia proprio in questa capacità di giocare insieme su noi stessi 
in modo affiatato. E' qualcosa che sta emergendo anche adesso, durante 
le prove. Lavoriamo bene e ci divertiamo. (Gianni ci racconta aneddoti 
meravigliosi!)... Semplicemente proviamo gusto a fare quello che 
facciamo, che ci dà gioia, ad esempio, scegliere le canzoni da 
interpretare, oppure ascoltare Gianni che canta un brano mai 
interpretato prima e trovare insieme soddisfazione nel risultato 
finale. E in questo è molto importante anche il lavoro che stanno 
facendo gli autori, perché sono guidati dagli stessi ideali di 
divertimento e decoro dell'insieme e apprezzano il varietà appunto come 
grande festa collettiva, piacere del lavoro senza schiamazzi inutili.


Qualche modello, se c'è, a cui vorresti ispirarti.


Ce ne sarebbero mille diversi, al punto che elencarli sarebbe 
impossibile. Credo che l'importante sia "rubare" il meglio da ognuno 
senza però volere imitare nessuno. Voler meticolosamente imitare un 
altro non è mai positivo, significherebbe tarparsi le ali.





A questo inedito duetto si unisce Paola Cortellesi, attrice e stella 
nascente della tv italiana, che, con il suo fine umorismo e la sua 
capacità di parlare anche attraverso un linguaggio musicale, prenderà 
parte ai vari momenti dello spettacolo

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