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AMARSI PUO
AMARSI PUO' DARSI
CREDITI
Anno: 2000
Data uscita: 30/03/2001
Nazione: Italia
Produzione: Sidecar Films & Tv e Rai cinema
Distribuzione: Pablo
Regia: Alberto Taraglio
Sceneggiatura: Alberto Taraglio Giannandrea Pecorelli
Scenografia: Giada Calabria
Costumi: Marina Roberti
Montaggio: Simona
Paggi
CAST
Claudia Gerini, Claudio
Santamaria, Claudio Contartese, Paola
Cortellesi,
Lucia Poli,
Pierfrancesco Loche , Stefano Caprioli
Arriva
sugli schermi Amarsi può darsi, dell'esordiente regista Alberto Taraglio
(diploma al Centro Sperimentale, varie collaborazioni nell'attività di
sceneggiatore, tra cui il film di Gianni Amelio Così ridevano), che utilizza un
classico del cinema, il processo alla Perry Mason, per raccontare la fine di una
storia d'amore. La sera prima dell'udienza del divorzio da Giulia (Claudia
Gerini, brava come sempre), Davide (Claudio Santamaria, una rivelazione, già
tra i protagonisti de L'ultimo bacio, di Muccino) va ad una festa, si ubriaca e
crolla in un sonno agitatissimo. Come in un incubo si vede alla sbarra insieme a
Giulia, dove il giudice (la bravissima Lucia Poli), che dovrebbe sancire il
divorzio, pretende un colpevole. Amarsi può darsi, dunque inizia con un incubo,
descrivendo come sia difficile filmare ciò che si sottrare alla pellicola:
l'innamoramento, la gelosia, le crisi, il divorzio - perché l'amore è una
condizione troppo preziosamente provvisoria.
Anche se alla sua prima esperienza, Alberto Taraglio non rimane vittima degli
schemi alla Perry Mason. Con un tocco particolare fa risaltare tutto il valore
della sceneggiatura, sfrutta al meglio la recitazione; offre uno stile elegante
di regia concentrandosi sui particolari, sulle giunture, su quello che a prima
vista potrebbe sembrare inessenziale. Ne esce un film solido, dove ci si
emoziona e si sorride, anche se talvolta a denti stretti. Le battute fulminanti
sono messe in secondo piano per evidenziare l'inesorabile analisi di sentimenti
e comportamenti. Sceneggiatura e regia hanno il merito di raccontare senza
affannarsi a spiegare, privilegiando la descrizione nei suoi effetti della vita.
In questa sua scelta, il regista trova certo il sostegno non solo nella
recitazione di Claudia Gerini e di Claudio Santamaria, ma di tutti gli attori.
Alberto Taraglio si mostra in grado di raccontare la storia attraverso le
sfumature, i dettagli, le immagini, le espressione degli attori. Pur all'interno
di un genere ben definito, cerca di uscire dallo stereotipo. Il film è pieno di
trovate e di notazioni ironiche situate in una gustosa cornice di raffinatezza
data dai dialoghi (che hanno i tempi giusti della commedia), dal taglio delle
inquadrature, dall'uso del montaggio, della fotografia, della musica, del colore
e di tutte le sfumature in senso estetico ed allusivo, costruendo tra l'altro
per i protagonisti lo spartito di un duetto quasi da camera che finisce per
esaltare le loro doti. Da sensibile direttore di attrici e attori, riesce a
tirarne fuori le doti più sincere e inusuali. Vive nel film, anche negli
sconfinamenti un taglio intenso che tutti gli interpreti restituiscono con
essenziale energia, fino al finale arguto e spiazzante alla John Landis.
fonte by:
kataweb.it
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