Un altr

Un altr'anno e poi cresco

CREDITI

Anno: 2000
Data uscita: 06/07/2001
Nazione: Italia
Produzione: Lampo Calenda, Alessandra Martucci per International Forum
Distribuzione: Istituto Luce

Regia:  Federico Di Cicilia
Sceneggiatura:  Federico Di Cicilia
Fotografia:    Stefano Coletta 
Musiche:  Felice Miranda
, Andrea Sosto Archimio
Scenografia:  Francesco Mauger
i Cristiana Amendola
Costumi:  Alessandra Finocchio
,Katrin Marras
Montaggio:  Raimondo Crociani
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CAST

Paola Cortellesi 
Federico Di Cicilia
  
Clotilde Sabatino
    
Gabriele Mainetti
 
Novello Novelli

 

 

Federico Di Cicilia debutta nel lungometraggio con Un altr'anno e poi cresco, una storia di giovani e anziani che vivono il disagio della metropoli (Roma). Sono storie di amori, di morte, di non lavoro, di solitudine. Il tutto trattato con la leggerezza del tocco, dove l'ironia che nasce da un dramma non è mai banale, il regista è supportato da tutti gli interpreti che formano un gruppo perfettamente in sintonia con la storia. I cinque personaggi principali hanno alle spalle un vissuto in qualche modo drammatico che li rende vulnerabili al mondo. La composizione a mosaico del racconto, e il montaggio ad incastro, seguono la frattura interiore del protagonista, interpretato dal regista stesso. L'idea di base è buona, incalzante, agile e prudentemente frammentaria. Gli interpreti, sono alle prese con i problemi postadolescienziali: repulsione per l'ingranaggio produttivo, timore dell'Aids, terrore del posto fisso, gli inevitabili crucci sentimentali-esistenziali di una generazione che ormai sembra avere solo se stessa come punto di riferimento, e non si fa illusioni sul presente, e nella loro quotidianità per sopravvivere cercano conforto nella dimensione fiabesca, rinunciando nello stesso tempo a crescere, come Peter Pan o Iacco, il dio-fanciullo dei misteri eleusini a cui Ovidio ha offerto l'appellativo di Puer Aeternus. Il dio-bambino ha un volto lieto, mostra atteggiamenti scherzosi, è pervaso di vita, ma dimostra subito la sua autentica identità: quella di annunciatore e testimone della Morte: l'archetipo della vulnerabilità, della capacità di entrare nel tempo. Crescere e diventare adulti non sono altro che successive accettazioni sempre più pesanti compromessi. Tornando al film, questi "giovani, carini e disoccupati", espulsi in un mondo a perdere, senza essere dei perdenti o dei disperati o dei cinici, sanno industriarsi senza entrare nell'industria, hanno fatto della precarietà forzata la loro condizione esistenziale; hanno accettato il test dell'Aids come "rito di passaggio" della loro generazione e l'amore come superamento della paura. Interessante come il regista abbia scelto i luoghi, una Roma irriconoscibile attraverso le stazioni ferroviarie minori: architetture umane destinate a trasformarsi in architetture naturali. Attraverso queste immagini Roma, come i protagonisti, sembra ormai aver rinunciato a ogni volontà di crescita: restano i segni di oblio; i luoghi o meglio i non-luoghi (bar, ufficio di collocamento, scompartimento dei treni locali) in cui ci si perde e si finisce per ritornare sempre sui propri passi, sempre negli stessi posti; luoghi del vuoto così in contrasto con l'horror vacui barocco di Roma. Nel labirinto assordante della città, gli interpreti vagano alla ricerca della vita. Ancora rumore, ancora traffico caotico. Il cinema, spiazzato, tra finzioni e realtà, recitazione, naturalezza e vita di Un altr'anno e poi cresco, riprende le ossessioni di Di Cicilia, inabissandosi in un vortice di rimandi alla fonte stessa del senso e della narrazione.

 

FONTE BY: KATAWEB.IT


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